200 anni di bici. E di crimini…

La bicicletta compie 200 (duecento) anni! E, quindi, anche i ladri di biciclette non possono essere anteriori a tale data.

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L’ingegnoso barone Karl von Drais

La bicicletta nacque nel 1817, quando un giovane barone tedesco – Karl von Drais – la inventò allo scopo di ovviare alla mancanza di foraggio per cavalli e buoi.

Infatti l’eruzione del Tambora, in Indonesia, aveva oscurato l’atmosfera sparando nel cielo milioni di tonnellate di polvere e cenere. Il sole non riscaldò la terra per un bel pezzo e in Europa vi furono gelate anche in estate.

Nei pascoli l’erba non crebbe, il foraggio fu scarsissimo e, quel poco, fu venduto a peso d’oro. Quindi ci fu una moria di cavalli e i trasporti entrarono in una profondissima crisi, soprattutto in Germania.

E così l’ingegnoso barone Drais ideò il velocipede che da lui prese il nome di Draisina, fabbricato in legno, che si muoveva grazie alla spinta simultanea o alternata delle due gambe. L’ invenzione fu brevettata, esportata ovunque, migliorata, perfezionata e Drais passò alla storia.

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Una caterva di bici (Amsterdam)

La bicicletta si vede nelle strade di tutto il mondo, in ogni città, certi ne hanno più di una, in alcuni stati più che in altri.  Probabilmente è il mezzo di locomozione più diffuso.

Fatto che deve preoccupare e destare un certo allarme. Non sembra, ma è così! Lo dice la scienza-

Quasi un secolo dopo, all’inizio del ‘900 – va detto a onor del vero – ci fu chi constatò l’evidenza (prove alla mano) che la bicicletta fosse un veicolo sì, ma  non di comodo. Un veicolo di nequizie e perversioni. Uno scienziato di fama, dati alla mano, disse che “Nessuno dei nuovi congegni ha assunto la straordinaria importanza del biciclo sia come causa che come strumento del crimine”.

L0000629 Portrait of C. Lambroso from H.Kurella's Cesare Lombroso

Marco Ezechia, detto Cesare

Fu Marco Ezechia Lombroso, detto Cesare, il noto fondatore dell’antropologia criminale, filosofo e medico positivista, a vedere nella bici uno strumento delittuoso, che favorisce il crimine soprattutto nella fascia di età tra i 15 e i 25 anni.

Nel suo libro del 1902 – Delitti vecchi e delitti nuovi – parla di due fratelli adolescenti di Torino “precoci in amore e nell’uso del vino, divenuti ladri per causa del biciclo”.

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Criminali lombrosiani

E da qui una lunga serie di osservazioni e collegamenti tra bicicletta e delinquenza di varia natura, follia (per la precisione ebefrenia biciclica), malattie cerebrali e infedeltà coniugali particolarmente favorite dalla possibilità di dileguarsi rapidamente e in silenzio.

Il ladro di biciclette diventa una categoria sociale al limite tra normalità e patologia: “Sono giovanissimi, agilissimi, appassionati ciclisti e della cosiddetta buona società, specialmente militari ed ex militari, meccanici, artisti o studenti con scarsezza del tipo fisiognomico criminale”.

C’era – per la verità – una parte dell’umanità cui la pratica del velocipede poteva giovare. Erano i “giovani epilettici, discoli, indocili, bizzarri, esauribili e frenastenici”.

Perciò quando festeggiamo i bicentenari, e quando inneggiamo al sano sport del ciclismo, andiamoci piano. Magari su una cyclette, chè non si sa mai…

don Rodrigo Vs. aff.mo don Rodrigo

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