Calciatori e mercanti nel tempio. Ma il Vangelo ci azzecca col pallone?

JC1Ma il Vangelo ci piglia col Calcio?

Ovvio che sì: infatti non occorre attorcigliare sofisticate disquisizioni antropologiche. Risulta evidente agli occhi di tutti che il Calcio è una religione, perché della religione ha tutte le caratteristiche e le contraddizioni.

Unisce milioni di persone di qualunque etnia, colore della pelle e ceto sociale… anche se talvolta le arma e le divide in guerre sante o guerriglie metropolitane. Aspira all’universale – nel senso di mondiale – eppure si disgrega in fazioni. Determina spostamenti di massa e pellegrinaggi. Catalizza l’odio e l’amore. Manifesta l’esaltazione e i vincoli della fede. È incline al culto della personalità. È consolatorio. È pieno di rituali, liturgie, musiche, raduni. Spesso traligna nel fanatismo.

Se non si conta quel giuda di Giuda, gli apostoli sono 11 come i giocatori in campo e, come tutti i fedeli che si rispettino, si crocesegnano continuamente, alzano le mani al cielo, invocano gli dei, s’inginocchiano, baciano immagini e oggetti sacri…

È legittimo, quindi, che il signor Carlo Tavecchio – presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio – in una recentissima conferenza stampa abbia citato il Vangelo a proposito di alcuni fatti verificatisi in quel di Catania e su cui indaga la procura.

La serie di inchieste condotte dalla magistratura e le intercettazioni telefoniche sul calcio empiamente truccato e sulle partite peccaminosamente comprate per non retrocedere (100.000 euro per incontro!) in effetti fanno pensare che ci sia anche qui un aggancio con la religione (ma non è il caso di rivangare scandali finanziari sepolti).

Alla fine la giustificazione c’è e ampiamente legittimata in ambito metafisico e soteriologico: cosa non si fa per la Salvezza!

Ma operando in questo modo si determina un gravissimo intoppo nell’eterna ruota del divenire cosmico: che il protrarsi delle indagini impedisca di stilare in tempo utile i programmi per la stagione 2015/16 della serie B e di Lega Pro con grave detrimento per una parte del cerimoniale.

E il Calcio, come la Religione, ha il suo calendario e il suo sistema di ricompense e castighi.

Allora, di fronte ad una simile sacrilega evenienza, Carlo Tavecchio – in linea con la sua formazione nella Democrazia Cristiana – prende spunto dall’episodio narrato dall’evangelista Matteo (21, 12) (per la precisione anche dagli altri tre) e allora tuona come un profeta, come vuole la sua indole battagliera e come ammonisce il suo passato giudiziario:

“Dobbiamo scacciare tutti i mercanti dal tempio” e poi si permette di rilanciare: “ E’ la cosa più importante. Senza equivoci e problemi”.

Ecco cosa si deve fare per evitare il nero caos e in nome del buon andamento del campionato di calcio serie B e Lega Pro.

Prendere l’esempio da quanto avvenne a Gerusalemme: “Gesù entrò nel tempio (del calcio) e ne scacciò tutti quelli che vendevano e compravano (partite di serie B e Lega Pro)”. Solo che alla fine dell’intervento aggiunse “Distruggete questo tempio”. Oppure guarì ciechi e zoppi, cosa che nel calcio non è ancora accaduta (a quanto sembra).

Giovanni ci aggiunge anche qualche frustata. “Un flagello di corde” dice. Quella volta si usava.

Roberto Calogiuri

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