Che cavolo faccio stasera? (Primo Manifesto per una Minestra Futurista)

broccolo_romanesco_ricetteMa il limone che diavolo c’entra? E aspettate un attimo, santa pazienza: e fidatevi della Monaca, di cui avete gustato con gli occhi tanti manicaretti postati sulla socialcàzzola, plaudendone le foto con graditi quanto immotivati làic. Eh sì, perché l’abito non fa il monaco e tanto meno la Monaca: la quale vi ha sempre tenuto nascosto che la goduria massima della sua arte culinaria non sta nel consumare i suoi manicaretti, apparentemente sovradimensionati rispetto al fabbisogno edonistico di un’esistenza in convento, quanto nel prepararli come infallibile tetrafarmaco contro i grandi quattro mali della zitella di ritorno, ovvero

  • la noia (e qua c’è poco da spiegare. Un coinquilino in casa, per quanto molesto negli effetti o in divenire, è pur sempre un target verso il quale indirizzare una buona parte delle nostre distrazioni dal pensiero numero uno: che siamo soli a questo mondo, e che da soli tocca sfangarcela, che si tratti di amore, di lavoro, di soldi o quel che sia);
  • la sensazione di essere inutili: cucinare è l’arte di produrre trasformazioni per sopravvivere ricevendo piacere; come pratica simbolica capace di dare insegnamenti trasversali è tanto semplice e necessaria quanto efficace e perciò è un potente antidepressivo;
  • la pinguedine: chi si impegna a farsi da mangiare pensa di norma a mangiare meglio, ed in generale ad aver uno stile di vita meno improvvisato, che è uno dei fattori di più alto rischio nella vita solitaria. E comunque saper cucinare decorosamente ha come ricaduta inesorabile far ciccare quelli che non hanno il privilegio di mangiare come noi e soprattutto con noi. Per la serie: che ingrassino per noi le vostre sciampiste (se ci avete mollato per attingere all’inesauribile database della suddetta categoria; l’alternativa, lo sappiamo, è la vostra metà di lungo corso che piagnucola perché ai fornelli si sente tanto sola: se siete così sciocchi da non preferire di mettervi a tavola con noi, tenetevi anche quella!);
  • la crisi economica: da soli si spende sempre di più che in famiglia (limitiamoci ai soli esempi di luce&gas o le spese condominiali, e la finiamo subito lì per non riempire subito le cahier de doléance). Surgelati, cibi pronti o in scatola e tutto quello che potete mangiare anche al tavolo di un bar sono creature del Maligno inventate per ammazzare il vostro bilancio (uni)familiare in un lento ma esiziale stillicidio sottraendovi quella capacità finanziaria che solo a voi single può regalare esperienza di vita alla grande. Garantito al limone: il primo e anche il secondo enunciato, mica sono stata sposata tre lustri per niente, eh!

Partiamo quindi dalla domanda più frequente nella vita di una Monaca

CHE CAVOLO FACCIO STASERA?

E partiamo dal cavolo stesso medesimo, senza girarci intorno. So già cosa state pensando: oddio, e chi ci sta dopo in cucina con quell’odore che fa piacere solo negli pseudoromanzi di Fabio Volo, evocatore di tristissimi amorazzi da tinello fatti di palpeggiamenti a casalinghe disperate in vestaglia. Ma io insisto: facciamoci una cena del cavolo con una minestra ardita nella sua irriverenza alla tradizione, diciamo futurista; e, indifferenti a tutte gli spauracchi organolettici che aleggiano su questo nobile frutto degli orti nostrani, cucineremo all’insegna dell’ amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.

Ci facciamo una crema di cavolo, zenzero e limone. Qui si parla di antinfiammatori, ricchi di ferro e di fibre, antiossidanti, antitumorali, detossinanti e vasoprotettori. Che volete di più? Partiamo!

Ingredienti: un cavolo broccolo (potete andare dalla Brassica olracea variante botrytis, insomma il comune cavolfiore, alla sua variante italica – non a caso detta broccolo – o a quella che ho usato io oggi, il broccolo romanesco: un vero e proprio Cabrini delle Brassiche, i.e. bello fuori e bello dentro, cit. Enzo Bearzot), una patata, una cipolla, un pezzetto di zenzero fresco, mezzo limone non trattato, 1 l. di brodo vegetale, olio extravergine d’oliva, sale, pepe nero.

Preparazione: lavate e riducete il cavolo a piccole cimette, lavate, sbucciate la patata e tagliatela a dadini; affettate a velo la cipolla, sminuzzate e tritate lo zenzero; aggiungete un filo d’olio extravergine d’oliva e mettete tutto in una pentola (meglio di coccio, sistemata su un’apposita piastra frangifiamma) a fuoco lentissimo e fate stufare le verdure finche la cipolla non sarà diventata trasparente; quindi coprite tutto con il brodo caldissimo e fate sobbollire a coperchio semichiuso per una 25-30 min, o almeno finché le verdure saranno morbide. Regolate di sale, se necessario, e frullate la zuppa con il minipimer finché non diventa una crema liscia e delicata.

Servite la vellutata in ampie ciotole con una spolverata di pepe nero (meglio se pestato al mortaio: resta più profumato) e due fettine di limone con la loro buccia che schiaccerete con il cucchiaio prima di iniziare a mangiare; volendo, potete perfezionale la decorazione aggiungendo delle zeste sfilettate dalla buccia dello stesso limone.

Buon appetito!

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