Dirigenti scolastici. Come vassalli nel medioevo?

Il concorso per dirigenti scolastici non sarà tra le priorità sociali. Ma qualche curiosità la desta. Se non altro perché assomiglia molto (ma forse la supera per difficoltà) a un’investitura feudale e alle prove con cui, al tempo di Pipino il Breve e Carlo Magno, si sceglievano gli uomini (ma ora anche donne) ligi, fedelissimi al potere costituito e si distribuivano terre e favori in cambio di fedeltà.

Erano tempi di torbidi e rivolte. Quasi come oggi.

Non fosse altro perché l’ultima gara ha suscitato un turbine di ricorsi e contenziosi. E quella attuale si affaccia su una situazione molto difficile: oggi ci sono circa 1.250 posti vacanti, 1.750 sono le reggenze (ossia quei presidi che si dividono tra più scuole), l’organico totale è di 8.000 posti e quelli che saranno messi a concorso saranno più di 2.000 ma la fondazione Agnelli prevede che entro cinque anni saranno necessari circa altri 3.000 dirigenti.

In sostanza i dirigenti scarseggiano e la situazione non migliorerà. È recentissima la notizia che la dirigente dell’Ufficio scolastico regionale del Friuli Venezia Giulia si sarebbe dimessa, dopo sei mesi, perché “ufficio troppo gravoso anche per le carenze di organico” sebbene, poche ore dopo, la causa sia stata mitigata da motivi personali.

La situazione non è rosea. Il ruolo pesa. E non è soltanto questione di finanziamenti.

La questione è che i presidi sceriffo, come continuano a essere soprannominati nonostante il fastidio del ministro Fedeli, sono chiamati a compiti “impossibili”.

Questo spiega sia la penuria di candidati sia l’aumento di stipendio netto annunciato dal Miur per i dirigenti scolastici, proprio durante le trattative per il rinnovo contrattuale del comparto scuola: si parla di 440 € netti in busta a regime entro il 2018.

Una cifra siderale se confrontata con gli 80 € lordi promessi agli insegnanti (dopo dieci anni di contratto bloccato) che diventeranno circa 40€ netti e nemmeno per tutti.

Praticamente una fava che prende due piccioni: livella gli stipendi dei presidi con quelli dei dirigenti italiani (ma non quelli dei docenti italiani alla media europea) e crea una motivazione in più per gli aspiranti presidi. I maligni dicono che serve anche a fidelizzare maggiormente i presidi e vincolarli ancora di più al vassallaggio ministeriale.

In effetti i vassalli feudali dovevano sottoporsi a dichiarazioni di fedeltà, prove e omaggi che, in effetti, prefigurano il rito concorsuale. Se non altro per la difficoltà impervia delle esami previsti, l’impegno richiesto, la vastità delle conoscenze, il rischio delle responsabilità, l’obbedienza implicita.

A cosa andrà incontro l’aspirante dirigente e quali prove dovrà superare è scolpito a chiare lettere nella Gazzetta Ufficiale e non è distante dal percorso dell’aspirante vassallo:

  1. se i candidati superano di tre volte il numero dei posti a concorso, si svolgerà una prova preselettiva: un test di 100 quesiti in 100 minuti.
  2. Chi passa il test affronta una prova scritta articolata in 5 quesiti a risposta aperta riguardanti: normativa dei sistemi di istruzione italiani comprese le riforme in atto. Conduzione delle organizzazioni complesse. Processi di programmazione, gestione e valutazione delle istituzioni scolastiche. Organizzazione degli ambienti di apprendimento anche digitale. Gestione e valutazione del personale. Elementi di diritto civile, penale e amministrativo. Contabilità di stato. Legislazione e sistemi educativi europei. Quindi 2 questi in lingua straniera, ciascuno articolato in cinque domande a risposta chiusa su due tra gli argomenti già trattati.

Chi supera lo scritto, affronta la prova orale che consiste in un colloquio sulle materie viste, la risoluzione di un caso riguardante la funzione dirigente, la conoscenza degli strumenti informatici e delle tecnologie della comunicazione, la verifica della lingua straniera attraverso la lettura e traduzione di un testo scelto dalla commissione e una prova di conversazione.

Chi supera le prove è inserito in una graduatoria e ammesso al corso di formazione dirigenziale che comprende due mesi di formazione generale e quattro mesi di tirocinio selettivo. Il corso di formazione, svolto presso istituti universitari, è composto da 4 moduli formativi (istituzioni scolastiche, organizzazione del lavoro, responsabilità civile penale erariale, valutazione delle istituzioni scolastiche).

Chi frequenta almeno 180 ore su 240 del corso di formazione, è ammesso al tirocinio di 4 mesi presso una scuola.

Chi frequenta il tirocinio certificato dal dirigente per almeno ¾ del tempo previsto del calendario scolastico, è ammesso a una prova scritta di carattere teorico pratico sulle alcune tra le materie già considerate.

Chi supera questa prova scritta è ammesso al colloquio finale, dove presenterà una relazione scritta sulle attività di tirocinio e dovrà rispondere a 4 domande – una per ciascun modulo formativo – più una domanda di carattere tecnico-pratico relativa al tirocinio.

Chi supera il colloquio finale entra nella graduatoria di merito e, dopo questo percorso eroico in cui dimostra fedeltà, costanza e abnegazione, è pronto per fare il preside. Anzi: il dirigente scolastico.

Roberto Calogiuri

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