Elogio del bastian contrario (all’arrogante postulante)

C’era una volta un famoso cantante. Un basso, per l’esattezza. Che sarebbe un cantante con un’estensione vocale che va, circa, dal Fa grave al Fa acuto, dal timbro profondo e scuro. Stiamo parlando di voce lirica, quindi Don Basilio, Boris Godunov, Attila… personaggi così…

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Luigi Lablache (1794-1858)

Questo cantante era Luigi Lablache e nacque a Napoli il 6 dicembre 1784 da padre francese di Marsiglia e da madre irlandese, il che spiega il cognome poco partenopeo, almeno per la sonorità. Luigi studiò presso uno dei quattro conservatori napoletani, il conservatorio della Pietà dei Turchini ed ebbe come compagno di studi il patriota e musicista Pietro Maroncelli, com’è noto, un ribelle, un carbonaro. (Probabilmente i due si influenzarono a vicenda…)

Giunto all’età in cui la voce si era ormai sviluppata, divenne tanto famoso che le proposte di lavoro gli arrivarono dai principali teatri di tutta Europa. A diciotto anni cantò al San Carlo di Napoli, poi a Palermo, a ventitré anni alla Scala di Milano e da lì la sua carriera fu inarrestabile.

Divenne un cantante famosissimo, tanto famoso che un giorno un musicista gli fece una proposta.

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Richard Wagner (1813-1883)

Questo musicista era Richard Wagner. E non ha bisogno di presentazioni. Quando Wagner ebbe 26 anni si recò a Parigi. Conosceva bene la musica lirica e amava in modo particolare Norma di Vincenzo Bellini, l’opera simbolo del bel canto italiano e della tradizione canora mondiale (Casta diva cantata dalla Callas, per capirci…)

La amò al punto tale che ritenne, addirittura, che la sua musica potesse essere migliorata. Per la precisione scrisse un’aria per il basso Oroveso che sostituisse quella che aveva scritto il suo compositore originario, cioè Bellini. Il che fa nascere il dubbio che forse non la amasse poi tanto… O, per lo meno, che giudicasse Norma difettosa e che egli, col suo genio, sarebbe stato capace di migliorarla.

(Che Wagner fosse un tipetto molto sicuro di sé, e dalla debordante autostima, lo si deduce dal semplice fatto che il musicista avesse consigliato al medico di Nietzsche di curare i disturbi nervosi del filosofo con l’idroterapia, disturbi dovuti – secondo la diagnosi del grande musicista – ad eccessiva masturbazione)

Il fatto sta che Wagner, un giorno di settembre del 1839, si recò da Lablache armato di potente sicumera e gli disse che aveva scritto un’aria apposta per lui, per la sua grande voce, un’aria che avrebbe aggiunto fama alla già enorme fama del grande Lablache. Un’aria virtuosistica, un’aria che avrebbe potuto cantare solo lui, Lablache, con la tecnica magistrale che tutti conoscevano…

Lablache ricevette Wagner, ascoltò l’aria, disse – con grande educazione – che era un’aria eccellente. Allora Wagner, ringalluzzito dal complimento, gli chiese se avrebbe voluto cantarla, lui per laprima volta in assoluto! Nel Teatro di Riga.

Lablache, a Richard Wagner, rispose semplicemente “No!” *

(*Più tardi Wagner scrisse: “Il mio scivolamento nello stile di Bellini, del quale mi resi colpevole nello scrivere quest’aria, fu dunque inutile e presto mi convinsi dell’infruttuosità dei miei tentativi in questa direzione.” L’aria sarebbe stata cantata per la prima volta appena nel 1914)

Roberto Calogiuri

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