Brexit. Europa a rischio? Una cravatta la salverà!

cravatta1_tsipras-renzi_ridAspettando la Brexit (ossia il giorno in cui la Gran Bretagna deciderà se uscire o no dall’Unione Europea), nell’indecisione sulla compattezza della UE, si profetizzano i segni più apocalittici dell’Apocalisse: recessioni di almeno un anno, picchiata del PIL, caduta del prezzo degli immobili, incertezza per le pensioni, sanità e difesa, svalutazione della sterlina, fuga di capitali all’estero. Questo per la GB.

E, fuori dalla perfida Albione, ci sono il rischio per l’economia globale, lo spettro di una guerra in Europa, gli SPREAD più divaricati delle gambe di una ballerina di can-can, il crollo delle esportazioni verso l’Inghilterra, il fallimento delle banche esposte con la sterlina e altre piaghe del genere.

Nel frattempo i media diramano le solite angoscianti notizie su quanti miliardi di €uro vadano in fumo, in un soffio, anche sulle piazze italiane, e il crollo delle borse ogni volta che qualcuno, da qualche parte, pronuncia la parola “BREXIT”.

Sono quasi gli stessi spauracchi che una buona parte degli economisti agitano davanti agli occhi sgranati dei risparmiatori ogni volta che si proferisce – o si pensa soltanto – la parola “USCITA” (dall’€uro).

Anche l’ex direttore della CIA (che in fatto di complotti dovrebbe saperla più lunga di tutti) e l’agenzia di rating Fitch (che in fatto di cospirazioni non dovrebbe essere da meno), minacciano scenari da fine del mondo. Non parliamo delle minacce di Wolfgang Schaeuble e dei modelli di rischio disegnati dalle società specializzate. Tutto, sempre, in tono con la catastrofe più nera.

E allora cosa inventa un gruppo di €uroparlamentari per stornare (ci va la metafora economica) l’angoscia provocata da queste visioni su qualcosa di più frivolo e tonificante per l’umore? Cosa escogita per corroborare quell’alito unitario che sembra rantolare nelle note onomatopeiche del brexit, brexit, brexit..?

Hanno avuto un’idea!

La necessità (o la fame?) aguzza l’ingegno. E di fronte a una linea del fuoco €uro-scettico sempre più ampia, hanno investito tutto il loro ingegno per inventare la GIORNATA EUROPEA DELLA CRAVATTA e chiedere alla Commissione Europea che venga istituito lo European Cravat Day.

Perché proprio la cravatta? Perché – sostengono nella loro dichiarazione scritta e inoltrata alla Commissione – l’Europa è il luogo di origine della cravatta, è stata la caratteristica preminente dello spirito europeo, il cemento dei valori del Vecchio Continente e, non meno importante, della moda europea.

Quindi suggeriscono che la cravatta diventi il simbolo dell’Europa. Auspicano che questo elegante accessorio del vestiario maschile (per le donne ci sarebbe il foulard) diventi l’emblema dell’identità, del patrimonio culturale, del design europeo e dei legami reciproci, della loro profondità e indissolubilità.

Per ora, purtroppo, a molti stati europei la cravatta ricorda un altro tipo di “legame”. Passi che la cravatta evoca il vincolo dell’iniziato massonico, la sua fedeltà e la sua sottomissione. Vista così non sembra più tanto elegante, soprattutto se vicino alla cravatta ci mettiamo, per contiguità metonimica, il “cravattaro”, ossia l’usuraio prestasoldi, lo strozzino che serra il collo della vittima come la cravatta.

Esattamente come alcuni paesi dell’Unione percepiscono l’unione stessa, come un’entità che non protegge e tutela ma esercita un potere vincolante e soffocante. Perciò se ne vogliono liberare. Danimarca, Paesi Bassi e Polonia stanno predisponendo alcuni referendum contro altrettanti vincoli europei. In Finlandia, Austria e Francia i partiti euroscettici conquistano consensi. Gli italiani erano fiduciosi nei confronti dell’Europa: nel 1998 erano il 73%. Ora sono calati al 27%, e la maggioranza è di quelli che ritengono troppo stretta la cravatta europea.

Semmai dovesse sembrare ancora oscuro il perché della scelta della cravatta, oltre al simbolo dell’asfissia per strangolamento, c’è una realtà molto più semplice.

Cravatta_croato-antico_ridTra i quindici €uroparlamentari che hanno avanzato la proposta, la maggioranza è composta da 10 rappresentanti croati (più due sloveni, un bulgaro, un ceco e un tedesco) il ché non è un caso. Almeno per una semplice ragione etimologica.

“Cravatta” viene dal francese “cravate” che sta per “croate”, perché i francesi presero questo particolare dell’abbigliamento dei cavalieri Croati che l’esibivano come elemento peculiare della loro uniforme e la portarono in Francia nel 1636, quando andarono a guerreggiare con l’Austria. La festa della cravatta sarebbe, infatti, il 18 ottobre, data della ricorrenza croata.

Ma, d’altro canto l’invito, alla cravatta non è una novità per Bruxelles. Né per l’Italia. Per l’inaugurazione della presidenza del semestre UE italiano, il presidente Napolitano e il premier Renzi hanno regalato 768 modelli esclusivi di cravatte agli uomini (seta twill 36-50 once) e 200 foulard con pochette alle donne. Per i capi di stato il cadeau fu triplice.

cravattaroRealizzazione della sartoria Talarico di Roma, nota in tutto il mondo, per un totale di €uro un milione e 336 mila, per la verità comprensivi di un lotto di matite legno e grafite con penne biro in plastica riciclata.

Ma che importa? L’idea dell’ €urocravatta è made in Italy. Per scongiurare l’Italexit. L’eleganza fa la sua parte, ma l’importante è quanto stringe.

Roberto Calogiuri

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