Fortunato come un cane al supercoop

Nel momento in cui la legge ha permesso ai cani di entrare negli esercizi pubblici, certi proprietari hanno opposto il loro diritto di veto. Niente cani. La legge lo permette.

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Non possiamo o non vogliamo?

Ragioni igieniche, dicono.

Altri lo permettono. Altri ancora lo consentono, ma solo a determinate condizioni: che sia di piccola taglia, che stia in un braccio del padrone che con l’altro tenta di trattenere qualche genere di prima necessità, che sia riposto nell’apposito spazio nel carrello dove trema di paura e non sa dove mettere le zampe…

In taluni casi si possono lasciare i cani legati a un gancio fuori dall’ingresso dove, il più delle volte, guaiscono per il dolore di sentirsi abbandonati per sempre.

Di fatto, la regolamentazione è complicata. Qui un assaggio.

Un po’ come in autobus, dove il cane senza museruola è accolto a discrezione del conducente.

La cosa più semplice, per chi non voglia girandolare tra leggi e norme, è di guardare all’ingresso del locale: se c’è il divieto non si entra, se non c’è il divieto si entra.

Segno che il consenso all’ingresso del cane è relativo al benestare del proprietario/gestore. Ma le condizioni igieniche non sono relative: quello che contamina in un luogo, contamina anche in un altro. O almeno dovrebbe.

E allora si torna al punto di partenza. Cosa fa la differenza? Perchè in un supermercato un cane non può entrare e in un altro supermercato invece può entrare?

(Nel caso specifico, quindi e infatti, la didascalia dovrebbe essere riformulata in Non vogliamo far entrare gli animali.)

Se non è questione di logica o di regola sanitaria, che non dovrebbe essere interpretabile ma sempre valida, allora di che cosa si tratta?

Il mio cane

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la moschea di cui

Mi viene in mente che una volta, in una città straniera, visitai una moschea accompagnato dal mio cane.

Il custode della moschea mi avvisò che l’animale non avrebbe potuto entrare nel perimetro dell’edificio e mi invitò a stare alla larga. Cosa che feci, dato che non era casa mia e conoscevo vagamente le regole del Corano.

Approfondita la questione, seppi che il Corano non è ostile ai cani, ma alle malattie che essi possono (potevano) trasmettere. Infatti, anticamente si riteneva che la saliva del cane fosse un toccasana per le ferite. Di conseguenza, i musulmani si facevano leccare e i cani trasmettevano agli uomini malattie che potevano essere mortali.

Quindi, Maometto non potè fare altro che raccomandare al suo popolo di guardarsi dai cani che, così, acquistarono la fama di animali impuri. (Altra cosa sono i gatti).

Tuttavia, passeggiando per le strade di Istanbul si possono vedere cani randagi di taglia media e grande, tutti con il microchip, trottare o dormire tranquillamente. E poi il pensiero islamico moderno non è assoluitamente avverso ai cani.

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Cane randagio in una chiesa cattolica

Addirittura le chiese cattoliche accolgono i cani randagi, come si può vedere dalla fotografia a sinistra. E il ruolo di scaccino non esiste neanche più.

Il che ci porta a riformulare l’antico detto ” Fortunato come un cane in chiesa” – che non ha più tanto senso di esistere  visto che i cani in chiesa ci posono entrare- in Fortunato come un cane in supercoop.

Sempre Vs. aff.mo

don Rodrigo

don Rodrigo

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