Ecomostriciattoli (del perché il brutto non piace)

2Il cemento è brutto: freddo e grigio. Soprattutto quello delle città. Ma la plastica non è da meno. Anche quando è colorata.

E ancora peggio è dare per scontato che il brutto piaccia. Imporlo. E ancora peggio del peggio è abituare i bambini che il brutto che si offre al loro piacere, come gioco e divertimento, sia bello, utile! Peggio del peggio è insegnare loro fin dall’infanzia che la plastica grossa, ingombrante e a colori chiassosi sia quello che desiderano, perché fa allegria, favorisce il movimento e caccia il malumore.

In questo c’è una gravissima responsabilità sociale e pedagogica, prima che estetica.

Quindi è opportuno definire confini e sfumature della categoria del  BRUTTO.

Brutto è – perlomeno – quanto suscita un’impressione sgradevole e dissonante perché posto in un contesto connotato – perlomeno – da caratteristiche neutre.

Se si considera il BRUTTO come tematizzazione del grottesco, mostruoso o deforme e lo si fa diventare una categoria estetica autonoma, allora non sarà impossibile definire BRUTTO, per esempio, un ammasso di plastica contorta multicolore in un ambiente marino naturale, dalle tinte naturali (sabbia, grigio, verde, azzurro).

Sarà brutto relativamente e in opposizione al contesto naturale. Quindi, contro natura.

Questo qua sotto è BRUTTO in quanto CONTRO NATURA!

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Nuova area gioco presso Grado Pineta, (GO, FVG)

Forse è per questo che le Soprintendenze delle Belle Arti hanno inventato il vincolo paesaggistico e ambientale. Per esempio un condizionatore sulla facciata di uno stabile antico non si può mettere. Ma evidentemente non per tutti i paesaggi, né con criteri assoluti, o magari con maglie troppo larghe.

Allora, visto che si parla molto di arte urbana o di arte pubblica, quanto costerebbe inserire in una commissione per le Belle Arti anche un artista? Tanto per essere sicuri che cose del genere non passino per “complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale” oppure “bellezze panoramiche considerate come quadri e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze”.

È vero che non è bello ciò che è bello etc. etc., ma un limite lo si può segnare. Anzi: si deve.

In fondo, si va al mare per uscire dalla città, per cercare il contatto con la natura. E invece…

Qui sotto i dettagli del mostriciattolo.

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Roberto Calogiuri

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