Immacolata concezione e global debt clock. La connessione

debt_madonna_rit2Ogni anno, qualche giorno prima dell’8 dicembre, si affaccia la solita insinuante domanda attorno a che cosa significhi, esattamente, l’immacolata concezione. I non esperti in teologia – e sono tanti – azzardano qualcosa sulla verginità della Madonna, magari prima o dopo il parto, senza definire di chi sia il parto: se della Madonna o di suo figlio, e rimangono nei paraggi, vaghi e perplessi, lasciando cadere l’argomento senza dare approfondite spiegazioni, senza cercare informazioni definitive.

Del ponte dell’immacolata, è il ponte l’argomento più sostanzioso.

Invece la chiesa cattolica è inequivocabile nel definire che l’”immacolata concezione” stabilisce una fondamentale verità: ossia che la Madonna è stata preservata libera dal peccato originale fin dal suo concepimento da parte dei genitori Anna e Gioacchino.

Il dogma, fissato da Pio IX nel 1854, definisce che soltanto la madre di Cristo, colei che avrebbe dato alla luce il figlio di dio – unica tra tutto il genere umano passato e venturo – è esente dal peccato che Adamo ed Eva, sobillati dal serpente, avrebbero commesso contro il dio dell’Antico Testamento inguaiando la futura discendenza umana.

E ogni anno, ogni volta che si parla di immacolata concezione – nel senso di assenza di peccato nel momento della nascita – torna alla mente quanto si dice accada nel momento della nascita di ogni cittadino italiano.

Ossia che ogni neonato viene alla luce non solo segnato dal peccato originale in quanto parte del genere umano, ma anche gravato dal peso del debito pubblico che gli compete in quanto soggetto fiscale e membro della popolazione nazionale.

debt_clock_ridQuindi, se si vuole credere alla religione cristiana, alle leggi della statistica e al bilancio della finanza pubblica – scandito inesorabilmente dal “debt clock”– ogni 8 dicembre il pensiero scappa non solo alla biblica colpa adamitica che ogni uomo eredita all’atto della nascita (purché non islamico, perché l’islam non prevede l’eredità di questa colpa specifica), ma anche al debito di €36.671 che si dice ogni italiano abbia contratto nel momento preciso in cui vede la luce. Eredità involontaria dell’errore di una cattiva politica di bilancio e plausibile causa degli alti vagiti emessi.

In entrambe i casi si tratta di un difetto che ogni individuo – maschio o femmina – porta su di sé, e nemmeno legato alla nazionalità, religione o colore della pelle. Perché il debt clock è universale (globale, in termini moderni), aumenta a ogni secondo, è immane come la colpa di un peccato che affonda le radici alle origini: 50 mila miliardi di dollari!

Ma se il peccato originale è comprensibile, facile da capire in termini di un sistema morale articolato su pena-colpa-espiazione, il debito pro capite non è altrettanto semplice da mandar giù. E se per il peccato originale la colpa è facilmente rintracciabile (s’è detto Adamo, Eva e il serpente), per il peccato originale fiscale le cose sono più complicate. Non è questa la sede per indagarle né sarebbe semplice ripercorrerle.

Ma la differenza tra peccato originale e debito originale è lampante! Il peccato originale è estinguibile con il battesimo. Il debito pro capite no. O almeno, non tanto facilmente quanto accade con l’imposizione di un sacramento. Per sconfiggere il debito pubblico originale – quello che grava su grandi, piccoli e nascituri – ci sarebbe bisogno di una politica di bilancio intelligente, lungimirante, organica, saggia e disinteressata.

Insomma: un miracolo.

Roberto Calogiuri

 

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