Io dico NO! Fa bene alla giustizia

Dire SÌ è facile. Se a una richiesta rispondi SÌ, tutto fila liscio. Nessuno ti chiederà il perché. Non ce ne sarà bisogno perché lo scopo è raggiunto, senza traumi. La strada è in Nodiscesa, non si generano resistenze né attriti. Il SÌ include e conclude, fa sentire accettati e accolti, fa sentire bravi e aderenti alle aspettative degli altri (amici, genitori, capi, colleghi di lavoro, compagn*…)

Dire No, invece, è più difficile. Se rispondi NO – e alla gente non piace sentirsi dire di NO – dovrai rendere conto della tua risposta, dovrai essere pronto a sostenere la tua scelta, perché chi si sente opporre un NO vorrà una giustificazione e tenderà a evitare la frustrazione di un rifiuto, il che implica una certa fatica, una responsabilità argomentativa, uno sforzo dialettico al quale non è obbligato chi, al contrario, dice SÌ.

Per giustificare un NO dovrai esibire le tue ragioni. Quindi, prima dovrai ragionarci sopra. Per ribattere alle obiezioni che sicuramente ti saranno opposte, per elaborare delle risposte sensate e solide. Una strada in salita.

Insomma: dire di SÌ avvicina e fonde, dire di NO distanzia e distingue. Nel SÌ c’è accettazione della richiesta e identificazione con il richiedente. C’è la sicurezza di non avere conflitti, di godere di un accordo armonioso con chi ci fa una richiesta, anche per paura del giudizio altrui. Non c’è neanche la responsabilità di sapere perché si dice SÌ.

Nel NO, invece, c’è un rifiuto, un’opposizione e quindi un intervallo critico che necessariamente separa. E neanche la separazione è qualcosa che piace, perché nella separazione va perduto il dominio che alcuni vogliono avere su altri.

Poi, se tutto va bene, dovrai sopportare le conseguenze del tuo NO. Pressioni, ricatti, musi lunghi, se non ritorsioni, vendette, mobbing eccetera eccetera.

Il bello è che molte volte anche dire SÌ ha una serie di conseguenze sgradevoli se le premesse non sono limpide, quando si acconsente solo perché non si ha la forza di opporsi. Certe volte dire SÌ produce un’impressione di falsa soddisfazione, ma in realtà fa sentire invasi da un nemico, rende scontenti e frustrati, provoca un senso di inadeguatezza – talvolta unito a un senso di colpa – perché sembra di aver rinunciato a se stessi, alla propria personalità, al proprio spazio. Di non aver saputo difendersi, di essersi arresi.

Molte volte dire SÌ è una rinuncia alla propria personalità. E dire NO, invece, è un’affermazione della propria volontà, che è indizio di una soggettività autocosciente, che è indizio di una personalità stabile che non teme di affermarsi, anche a costo di disarmonie e dissapori.

Quindi il SÌ è la soluzione della quiete e dell’accomodamento. Il NO equivale a un esercizio multitasking: retorico, argomentativo, critico e psicologico.

Alla fine ognuno farà un bilancio di costi e benefici con se stesso: quanto costa dire SÌ (quando si vorrebbe dire NO ma non se ne ha la forza). E quanto costa dire NO.

Filosofo_detto_eraclito,_da_villa_dei_papiri,_peristilio_quadratoLa via in su e la via in giù sono un’unica e identica via, diceva il saggio filosofo Eraclito. Tutto dipende dal verso in cui si percorre. Eraclito diceva anche che “la giustizia è contesa” e che “tutto avviene secondo contesa e necessità”.

Se poi la giustizia ha il fine di raggiungere il massimo grado possibile di ragionevole equità nelle scelte, sapere dire NO contribuirà al tentativo di avvicinarsi – almeno – a una equa distribuzione di svantaggi e vantaggi nella vita sociale. Il che equivale, in fondo, a una crescita individuale e sociale. Ci vuole coraggio anche per crescere.

Roberto Calogiuri

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