La lista (aperta) dei disastri BREXIT. Si comincia con l’effetto butterfly

brexit_ridLa Brexit, non si direbbe, ma è una mostruosità come in Europa non se ne vedevano da molto tempo. Potrebbe, a buon diritto, entrare nel numero delle più grandi catastrofi mai registrate nel buon vecchio continente. A parte, ma forse, qualche epidemia di peste.

Ancora non se ne possono misurare gli effetti precisi. Perché ci vorranno 2 anni prima che il parlamento inglese ratifichi l’uscita (ammesso che lo faccia) e altri 8 anni per l’entrata a pieno regime delle nuove norme e dei trattati con i singoli stati. Sembrano i tempi previsionali dei grandi disastri nucleari.

I media fanno a gara per immaginare chi ci rimetterà di più: se l’Inghilterra o l’UE senza Inghilterra. Poi ognuno immagina le conseguenze per il proprio Paese. Cittadini inclusi. Catastrofiche, è ovvio.

Di certo è che il sistema della UE prevede, nell’articolo 50 del trattato di Lisbona, che uno stato esca dall’Unione unilateralmente. È previsto il diritto di recesso ma, a quanto sembra, lo scenario che si apre per chi, democraticamente, decide di uscire è tra i più terrificanti!

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La farfalla

Non manca un tocco poetico, pucciniano, con l’immagine leggiadra dell’ “effetto butterfly”. Un leggero battito d’ali in un paese può scatenare apocalittiche reazioni a catena in tutto il mondo. Ecco perché il Brexit potrebbe scombinare le carte in tavola non solo in Gran Bretagna e dintorni. Dicono i media…

Intanto gli effetti negativi, reali o presunti o paventati, prima durante e dopo il voto, sono tali e tanti da delineare il profilo di una sciagura tra le più drammatiche. È interessante tentare di farne una lista. Senza pretendere di esaurirla, ovviamente.  Anzi: la lista rimane aperta per ogni possibile integrazione.

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Putin gongola

L’inghilterra, si dice, ha sconfitto l’Europa e Putin gongola (ma sembra che Putin gongoli spesso anche per la Siria e per l’Isis. Già solo la lista di chi gongola per la Brexit sarebbe lunghissima, a cominciare dagli speculatori di borsa…). Far gongolare Putin è il primo, grande, imperdonabile autogol.

Si infrange il sogno di un mercato digitale unico e le startup innovative falliranno miseramente: una recente analisi dimostra come la Brexit obbligherà a rinunciare ad un potenziale mercato di 500 mila clienti e a un serbatoio di cervelli e talenti pronti a cogliere l’opportunità. (L’ingegneria finanziaria, forse,  sarà la sola a non risentire molto di questa scelta.

Quindi i giovani si ritroveranno a terra anche per altri numerosi motivi legati all’istruzione: molti cittadini europei (e tra questi molti italiani) che hanno scelto il Regno Unito per darsi alla ricerca scientifica ed universitaria si troveranno alla pari con cinesi e americani: avranno gli stessi svantaggi dei cittadini extra-comunitari. La ricerca universitaria e scientifica non godrà più di finanziamenti europei: 687 milioni di euro nel biennio  2013/14 (e non potrà più ospitare i cervelli in fuga dall’Italia).

E poi, come faranno gli italiani a imparare l’inglese senza soggiorni studio facilitati? Sarà un disastro per il sistema educativo e la libera circolazione di studenti in quella che è la terza meta favorita nei programmi Horizon ed Erasmus. Ne risentirà l’apprendimento scolastico – dicono le maestre – privato della vivacizzazione dell’ambiente, animato e arricchito dalla presenza multietnica e multiculturale.

Gli studenti europei e le loro famiglie sono già in allarme perché sarà più difficile e costoso studiare in GB. Quei ragazzi che fin’ora andavano in GB con l’idea di mantenersi con impieghi low profile come camerieri o commessi , saranno svantaggiati.

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Gates vaticina

Persino Bill Gates, lo storico fondatore di Microsoft, vaticinò con lungimiranza da veggente che un Regno Unito fuori dall’Europa sarebbe stato “un luogo significativamente meno attraente dove investire e fare affari”.

(Vale la pena ricordare che tra gli elettori nella fascia 18-24 ha votato solo il 36%, tra quelli sopra i 65 anni ha votato l’83!”. Insomma, se è vero che i giovani inglesi hanno votato tendenzialmente remain, l’affluenza al voto mostra che una buona parte di loro si è disinteressata al voto. Ma non si può tacere, al riguardo,  che il campione analizzato per stilare le percentuali di voto è composto da 1652 individui su circa 33.000.000 di votanti, che equivale allo 0,005%!!!)

La Brexit è originata da spinte razziste e libera reazioni aggressive e intolleranti: aggressioni e volantini.

Il Tesoro britannico ha previsto una contrazione del Pil di -0,1 per cento dal 2016 (se esiste qualcuno che sappia cosa può voler dire senza andare su Wikipedia) : in parole povere  la Brexit potrebbe costare ai contribuenti inglesi circa 313 miliardi di Euro con il Pil in contrazione del 14% nell’arco di 12 anni. Parola di Bertelsmann Stiftung in accordo con l’Ifo Institute di Monaco

Probabile è anche un aumento dell’inflazione, come effetto della svalutazione del cambio.

Della sterlina inutile dire: già sprofondata e risalita. Idem per le borse di mezzo mondo.

Ci sarà una delocalizzazione (non totale) di attività dal Regno Unito verso l’Ue: in particolare, di quelle attività produttive che da oltre oceano usavano l’UK come porta d’ingresso in Europa. Quindi caleranno gli investimenti esteri nel Regno Unito. La delocalizzazione riguarderà anche l’industria finanziaria. Ma non andrà meglio per gli investimenti interni che subiranno una frenata. Conseguenza: Il settore finanziario perderebbe un 5% e potrebbe peggiorare se molti degli istituti finanziari con base a Londra decidessero di spostare le loro sedi nelle capitali finanziarie dell’Eurozona,  tipo Francoforte.

 JP Morgan e Morgan Stanley stanno pensando di andarsene eliminando qualche migliaio di posti di lavoro.

Per il settore chimico andrebbe anche peggio: accuserebbe le perdite più alte stimate in un 11%. Gli altri settori più  penalizzati sarebbero quello automobilistico, meccanico e ingegneristico perché ormai troppo radicati nelle economie europee.

E poi gli effetti sull’Italia: L’Italia esporta verso il Regno Unito il 7 per cento del proprio export, pari a circa 22 miliardi di euro. Secondo le peggiori valutazioni, l’Italia potrebbe accusare un calo delle esportazioni fino a un massimo di circa 3 miliardi.

In ogni caso si prevede che in Inghilterra si mangerà e si berrà meno Italiano, così da far diminuire le importazioni dal nostro Paese. (La salvezza consisterà nel fatto che gli inglesi non riescono a resistere senza formaggio italiano).

Per l’immigrazione tutto cambierà e si incrinerà la collaborazione con Francia e Spagna (che si vuole riprendere Gibilterra).

L’esercito anti Isis sarà indebolito.

Si indebolisce anche la difesa dell’ambiente.

I vettori aerei inglesi potrebbero non avere il permesso di volare sui cieli europei.

E poi lo sport: per il calcio circa 400 giocatori risulteranno  in difetto con le leggi sul lavoro, e deprezzamento commerciale televisivo della Premier League. La Formula 1 vedrà diminuire di una o due unità i Gran Premi.

Il cinema inglese, divenuto extracomunitario, come per la ricerca scientifica, avrà meno sovvenzioni europee e frutterà a chi lo programma meno agevolazioni fiscali.

La Brexit è un argomento politico che sarà usato per giustificare, provocare o inibire valutazioni, programmi e atteggiamenti in politica interna.

renmerkholHollande, Merkel e Renzi dicono che salveranno l’Europa in due mesi.

E, certamente, non è ancora tutto.

Roberto Calogiuri

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