La matita di Piero Pelù e il flop di Jim Messina

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Piero

Dopo il fatale 4 dicembre, Piero Pelù è segnato: passa per allarmista e complottista. E anche  ignorante in tema di matite, per giunta. Si è beccato del visionario, quando gli è andata bene…

Ma siamo proprio sicuri che Piero Pelù sia un visionario? Un produttore di bufale? L’endorsement per il Sì di Barak Obama certamente non ha prodotto i risultati attesi. La campagna da due milioni e otto del PD nemmeno. I 400.000 euro consegnati a Jim Messina, poi, meglio non parlarne.

E La matita di Piero? Potrebbe. E non è costata niente!

Quella mattina Piero va a votare e – siccome non si fida – si porta in cabina foglietto e gomma da cancellare. Vuole fare il collaudo della matita cosiddetta copiativa. Forse si beve un caffè. Poi torna a casa e, alle ore 12.04 del 4 dicembre, posta su facebook le prove provate della cancellabilità del lapis trovato nel suo seggio e anche di aver fatto mettere a verbale l’accaduto.

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la denuncia

A quel punto succede un apriti cielo di allarmi, apprensioni e denunce di possibili brogli, ansie sull’inutilità del proprio voto, consigli di portarsi dietro una gomma per eseguire il test, suggerimenti di leccare la punta del lapis prima di votare e altre (pericolose) astuzie.

E la posta è molto alta: l’integrità della costituzione, la tenuta del governo, del PD e di Renzi.

La voce di Piero si sparge, i casi si riproducono in tutto il Paese e la rete si accende di una nuova fiammata.

Dopo il paventato rischio che il voto dei residenti all’estero potesse essere contraffatto a favore del , questo nuovo pericolo di falsificazione fa sorgere un’ondata di indignazione, fa insorgere il popolo del NO, forse stimola quella sacca di indecisi che saranno l’ago della bilancia…

Anche se denunciare la sostituzione o l’assenza delle matite copiative è un vecchio trucco delle elezioni italiane, ci si casca sempre. Perché il dubbio e la diffidenza sono sempre in agguato e pronti a scattare. E anche la fame di notizie fresche…

Infatti, dopo le 12.04 (ora della denuncia di Piero Pelù) ci vogliono circa 5 ore e mezza perché il Viminale abbocchi l’esca (non poteva fare diversamente) ed emetta una nota ufficiale (alle 17.34) in cui si specifica che “Le matite cosiddette ‘copiative’ sono indelebili”, che sono state prodotte in esclusiva per il voto da una nota ditta al di sopra di ogni sospetto, che sono state usate anche per le trivelle, che non hanno scadenza e tutta una serie di banalità tranquillizzanti.

E allora giù critiche sulla competenza tecnico-grafica del Pelù: le principali testate lo accusano di non possedere nozioni così elementari come quelle relative al funzionamento di una semplice matita e di ignorare le meravigliose qualità della carta delle schede elettorali. Anzi: pubblicano lunghe istruzioni per l’uso della copiativa e precisazioni su qualità, quantità e proporzioni di pigmenti e grafite contenuti.

Il

il Viminale notifica

Nel frattempo, però, rimane un fatto cruciale: Piero ha costretto il Viminale a emettere una nota ufficiale sulle caratteristiche delle 130.000 matite acquistate. Perché in quelle cinque ore e mezza da nord a sud si moltiplicano le contestazioni, in molti seggi interviene la Digos, i partiti del NO si fanno sentire.

Il grafico di Google Trends segnala un’improvvisa impennata della ricerca del lemma “matita copiativa” il 4 dicembre, come non si era mai verificata in Italia.

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l’impennata

Ma l’impennata c’è anche nell’affluenza alle urne. Un’affluenza significativamente superiore, ora per ora, alle precedenti amministrative e alle europee del 2014 (per tacere delle trivelle).

Si dirà che tutti se l’aspettavano, che il tema era particolarmente caldo, particolarmente sentito e sofferto dopo mesi di diatribe e scontri sul Sì e sul No.

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Jim

Eppure un dubbio rimane. Veramente Piero Pelù non sa come funzioni una matita copiativa? O piuttosto è un genio della comunicazione, ed è riuscito laddove ha fallito Jim Messina, il grande (e super pagato) political adviser cui Renzi ha affidato la campagna a favore del Sì e del proprio destino?

A considerare gli orari, i conti tornano: Piero si alza con calma e va votare per le 11 o 11 e mezza (un orario comodo, del resto è domenica). Quindi succede (o fa succedere?) il fattaccio. Il tempo di fare qualche foto e la denuncia al presidente del seggio. Per finire, posta il tutto su FB. È mezzogiorno di fuoco. La gente è sveglia, attenta e sintonizzata.

I seggi chiudono alle 23. Ci sono ancora undici ore utili per votare. Ci sono ancora tante persone che devono votare. Ci sono ancora tanti indecisi che faranno la differenza. Almeno, così hanno martellato i media.

La notizia corre e la rete fa il resto. Affluenza alle stelle. E, secondo me, Piero se la ride.

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