La Memoria, le Muse e la politica. Perchè serve ricordare.

Mnemosyne secondo Dante Gabriel Rossetti

Si tramanda che Lucio Afranio, commediografo latino, abbia affermato che la Sapienza è figlia dell’Esperienza e della Memoria. Più precisamente: Esperienza mi procreò, memoria mi partorì; Sofia mi chiamano i Greci e voi Sapienza, indicando la via per essere saggi.

Nell’eterna discussione sulla memoria ingaggiata dalla filosofia, questa è la tipica dimostrazione di come il pensiero antico e quello moderno si incontrino agli estremi di secolari e tormentate evoluzioni intellettuali.

Infatti, Afranio sostiene – con semplicità – che non si può essere saggi e avveduti se non si compiono determinate esperienze e di tali esperienze non si mantenga viva la memoria nel presente.

Henry Bergson

È sorprendente notare che, dopo circa duemila anni di elucubrazioni teoriche da Platone al secolo scorso, il filosofo Bergson dice, in sostanza, la stessa cosa: quando descrive la memoria e la concepisce non come un semplice flusso che dal presente conduce al passato, ma come un’attualizzazione attiva del passato che imprime una forma al presente.

Dunque vi è qualcosa di vero in questo rapporto tra memoria ed esperienza e nella conseguenza che questo rapporto esercita sul presente.

Ed è anche facilmente intuibile. Anche senza alati ragionamenti filosofici, si capisce che la memoria senza esperienza è priva del suo materiale, e quindi è vuota e inutile. E l’esperienza senza memoria rimane non solo inerte, ma anche una pericolosa pratica autolesionistica, perché se non si ricorda un’esperienza negativa, si è portati a ripeterla all’infinito, fino alla dissoluzione.

La straordinaria modernità di Afranio consiste anche in un’altra osservazione, ovvero che per esperienza non si deve intendere strettamente la sperimentazione diretta e materiale degli avvenimenti, ma anche tutto ciò che ci proviene dalla lettura di libri e dagli insegnamenti. Il che illumina di una luce particolare anche la lettura e la scuola come mezzi e luoghi in cui si coltivano le esperienze e si esercita la memoria. O almeno così dovrebbe avvenire. A considerarli in questo modo, la lettura – identificazione con l’altro –  e la scuola – esercizio di memoria –  dovrebbero essere i principali mezzi di formazione del buon cittadino.

Michel Foucault

Ma non basta: Afranio sostiene di più. Oltre ai consigli su come diventare saggio e avveduto, ricorda che coniugare esperienza e memoria produce le decisioni, ovvero – come sostiene Michel Foucault – la memoria dell’esperienza passata determina in noi la possibilità di decidere e giudicare sul presente in base ai fatti oggettivi. Forniti anche dalla storia.

E a proposito di storia, per tornare alla cultura antica, i Greci avevano elaborato una concezione molto chiara e utile della memoria: Zeus, il sovrano degli dei, si congiunge con la Memoria (Mnemosyne) che partorisce le Nove Muse, ovvero le varie e diverse forme che assume il Pensiero, che elargiscono i benefici per ristabilire la pace tra gli uomini e illuminarne i destini.

Le nove Muse

Non è un caso che tra le figlie della Memoria ci sia Clio – la Storia – che dovrebbe essere magistra vitae. Ma è molto interessante che la Memoria è l’origine da cui discendono le nove discipline che comprendono lo scibile umano e lo strutturano e lo organizzano secondo un ordine preciso. Per i Greci, la Memoria è un’entità ordinata e organizzatrice.

La storia, per di più, intesa come figlia di Mnemosyne e – secondo l’etimologia greca – indagine, ricerca e investigazione dei fatti del passato, dovrebbe – secondo quando dice Afranio sulla memoria – aiutare a raggiungere, se non la verità, quella sapienza, saggezza o quell’avvedutezza di cui si sente tanto bisogno. Se non accade, è segno che in qualche punto il meccanismo si è inceppato.

La prova consiste nel fatto che si deve ricorrere all’istituzione dei giorni della memoria affinché l’esperienza passata non sia dimenticata o, peggio ancora, distorta o negata. È per questo che nel 2005 l’Onu decise di celebrare ogni anno il 27 gennaio, giorno in cui nel 1945 l’Armata Rossa entrò nel campo di concentramento di Auschwitz, liberò i superstiti e rivelò l’orrore dello sterminio nazista.

Clio, la Musa della Storia

E tuttavia ancora oggi, in Europa, compaiono rigurgiti razzisti di matrice nazista, antisemitismo e xenofobia. In Italia, Liliana Segre è stata oggetto di minacce antisemite, oltre alle questioni sulla cittadinanza onoraria. E in effetti, Liliana Segre è portatrice di memoria originata dall’aver subito l’esperienza del campo di sterminio e capace di farci raggiungere la consapevolezza del dolore, della morte e dell’ingiustizia.

Se c’è la necessità di ricorrere alla giornata della memoria per mantenere il ricordo collettivo degli eventi che hanno caratterizzato il nostro passato recente, per confortare quella sapienza che rischia di scomparire e per rinforzare la ricerca storica, vuol dire che la Memoria e la Storia sua figlia devono misurarsi con un’altra disciplina capace di intervenire sul presente e interpretarlo rileggendo il passato: la politica. Che, com’è noto, per noi moderni, appartiene a un’altra discendenza e spesso fa a pugni con storia.

Sarà per questo che ogni strage ha il suo giorno della memoria, nonostante la memoria sia una sola, come l’ingiustizia, come il dolore, come il colore del sangue.

Roberto Calogiuri

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