La rivincita di Franti

Spesso le mie giornate sono rovinate dall’eccessiva fiducia che i miei amici ripongono nella mia capacità di svolgere lavori impegnativi e dire, magari pubblicamente, delle cose intelligenti. E così dalle 9.30 di ieri mattina, con la prospettiva di una mattinata divisa fra due sedi scolastiche, anche a svolgere compiti in condizione di ubiquità (per esempio alle 10 era raccomandato che portassi delle carte nella segreteria di una sede e parlassi agli studenti di un’altra), un frigo da riempire con spesa in orario postprandiale e a stomaco vuoto, due lezioni da preparare, una relazione da continuare e magari un allenamento da non saltare (ormai è ufficiale: è saltato), per tacere degli arretrati con un paio di blog che aspettano i miei contributi mentre io sarei così felice che il genere umano mi scambiasse per una persona normale e anche un po’ bisognosa di affetto, mi ronza nelle orecchie il messaggio vocale lasciato su whatsapp di don Rodrigo: questo ultimo per notificarmi che Limonate.net non può far a meno di un suo post sull’incresciosa vicenda della castigatissima lingerie cartonata messa all’opera per i nudi dei Musei Capitolini in occasione della visita del presidente iraniano Hassam Rohani. Dove il noi stava pudicamente per un inequivocabile tu, e cioè io, la Monaca di Monza, da troppo tempo lontana dallo spremiagrumi e in certo predicato di vedere i rigori della clausura amplificati dai sensi di colpa (i quali, nel caso abbiano a che fare con un signore dell’autorità del suddetto don, non sono mai abbastanza) .

E così ho iniziato a pensarci; e mentre ci pensavo, per non sbagliare, prima di attaccare le acrobazie della prolessi del relativo con ellissi del dimostrativo e relative complicanze derivate dall’ attrazione del pronome nel caso dell’antecedente sottinteso, croce e delizia della lezione del corso di recupero di greco che andavo a mettere in scena alle oreundici, ho fatto una puntatina dal giornalaio e mi sono presa un paio di quotidiani: salvo poi verificare che riportavano lo stessissimo cumulo di ovvietà che da 24 ore stavano girando sul web.

Insomma, ho passato una giornata intera alla ricerca affannosa di qualcosa da dire su un argomento su cui tutti quanti stavano dicendo la loro, anche correndo il facile rischio di dire delle ca#@*te veramente clamorose: last but not least, alle ore ventiequaranta circa, Vittorio Sgarbi in diretta televisiva su La 7. Mentre sparecchiavo la consueta mensa solitaria, le mie orecchie sono state raggiunte dal maldestro tentativo della soubrette ferrarese (già critico d’arte) di spiegare che la copertura dei pudenda capitolini era stata un’iniziativa insultante l’intelligenza e la cultura di Rohani: maldestro non nelle intenzioni, per carità, ma per il fantasioso argomento riferito a dei nudi che, nella sua immaginazione, dovevano comparire nelle celebri decorazioni a bassorilievo del palazzo reale di Persepoli. Ma che andasse a rivedersi l’ Enciclopedia De Agostini anche lui, santocielo.

Ebbene, in dodici ore di riflessioni ad intensità alternata sono arrivata alle seguenti conclusioni:

  • che non riesco a capire perché abbiano inscatolato la Venere Capitolina che, per altro, provvedeva già di suo a nascondere le sue parti intime, aggiungendovi un’espressione inequivocabile imbarazzo.statua_della_venere_capitolina Che qualcuno volesse far fare ad Hassam la figura del villico ipocrita sottosotto forse anche un po’ sporcaccione? In questo caso abbiamo a che fare con un campione d’ingenuità, incapace di prevedere la scontata dichiarazione rilasciata dal volpone persiano nel pomeriggio (“è una questione giornalistica. Non ci sono stati contatti a questo proposito”). O che qualcuno volesse divertirsi a far imbufalire tutti, ma proprio tutti da destra a sinistra, contro il distratto entourage di Renzie con uno scherzo a buon mercato? In questo caso abbiamo a che fare con un autentico genio: peccato che, prima che abbia modo di mostrare di nuovo il suo talento in un’altra occasione, la sua testa sarà già saltata (in ambiente di Palazzo si parla di una distinta signora non nuova a colpi di testa nei cerimoniali di Stato, e ti pareva che non avessimo pronta già una capra anziché un capro espiatorio)
  • che non riesco a capire quelli che si sono sgolati sui social a gridare allo scandalo per la suddetta inscatolatura, rimestando certe tristi argomentazioni sull’obbligo di reciprocità nelle pratiche culturali: insomma, siccome se vado in Iran e sono donna devo mettermi il velo (confermo: pratica moderatamente scomoda, ma che non ha urtato in alcun modo il mio senso del pudore), allora quando invito un islamico al museo devo per prima cosa dargli delle lezioncine di anatomia con le più note copie della plastica antica. Ma vi pare che siano due cose sullo stesso piano? E dico, portar Rohani a far un giro per le chiese barocche di Roma, no?
  • che fra tutti quelli che in queste ore hanno spaccato i nostri timpani, il primo che non riesco a capire è quell’attempato aquilone di Michele Serra: il quale, sulle colonne di Repubblica, non ha trovato niente di meglio da dire che quelle figure (tutte copie bruttacchione di sculture insomma insomma, ancorché greco-romane) sono il fondamento della cultura e della civiltà mediterranea ed europea. Ma proprio quelle, caro Michele? Posso essere d’accordo con te, purché riporti la tua geremiade al concetto di cul-tura.

Insomma, fra una pensata e l’altra, alla fine ho concluso che sulle scatole di, ops volevo dire per Rohani non avrei scritto gnente. Anche perché, balzellando da un post ad una tweet, la mia attenzione è inciampata in un’agenzia dell’Ansa delle ore diciannovezerodue corredata di foto di uno dei miei sex-symbol preferiti, ancorché dalla reputazione politica ormai in declino:

Michelle: Barack a scuola? Un fannullone

Ad eterna memoria e monito di quello che la mia pluridecennale frequentazione della scuola, da studente e da insegnante, mi aveva già convinto: che anche la migliore delle scuole può non avere valore predittivo, che a fare i primi della classe in verde età ci si guadagna raramente, e chissà che questo non sia valido anche per il resto della vita. Bisognerebbe dirlo anche alla zelante signora – se è stata lei – che ha messo in cabina i nudisti del Museo Capitolino: io me la immagino come la tipica bambina secchiona, quella che fino a ieri ha visto i persiani solo nelle riproduzioni ad acquerello dei vecchi sussidiari. La gente che cerca di imparare il mondo solo dai manuali, non so se mi faccia più rabbia o tenerezza.

E comunque alla fine della giornata, fra urla e veleni, spesso fatti scorrere da gente che alla Venere Capitolina non avrebbe messo non dico un separè, ma neanche una didascalia con la datazione presunta, resta una cosa.

Che fra Venere e Rohani, ha vinto Franti. E che non c’è grazia maggiore di quella dell’ineffabile moto con cui si staccano le terga da terra per scalare il successo.

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