La saga della braga e della gonna della donna

Poche e semplici considerazioni sulle abitudini modaiole dell’essere umano.

Vedere un uomo in calzoni è tipico e normale. Vedere una donna in calzoni è atipico ma normale.

Vedere una donna con la gonna è raro ma tipico. Vedere un uomo con la gonna è raro e atipico.

Sean-ConneryLa questione appare ingarbugliata. E lo è.

Perché?

Primo: ci sono molte più donne in calzoni di quanti uomini vestano la gonna. Basta darsi un’occhiata attorno per essere d’accordo.

Secondo: quando un uomo vuole vestirsi da donna (perché si sente donna) indossa gonna, collant e tacchi più o meno alti. Perché, se continuasse a indossare i calzoni, nessuno si accorgerebbe del suo cambiamento di status. E quindi, in genere, suscita reazioni che vanno da zero allo scandalo.

Terzo: quando una donna vuole vestirsi da uomo (perché si sente uomo) indossa i calzoni ma nessuno trova niente da ridire perché secondo la prima osservazione, ormai, non c’è nulla di strano. La cravatta non si usa più, quindi manca un segno realmente distintivo.

A parte il fatto che all’inizio tutti erano nudi, uomini e donne, viene da chiedersi quando e perché le cose abbiano preso questa direzione. Perché, come si sa, i calzoni sono un’invenzione virile.

pantaloni-bianchi-look-outfit-fashion-blogger-white-pants-7Virile e nondimeno barbara, primitiva e incivile. I romani la pensavano così: roba da Celti, Germani, Britanni. Quando poi li videro addosso agli orientali, li ritennero troppo eleganti e raffinati, ai limiti dell’effeminato. I romani amavano la toga, era quello il segno della virilità.

La storia del costume vuole che siano nati come indumento maschile per eccellenza. Non si discute. Eppure divennero un indumento anche femminile (i romani avevano visto giusto) e si sa anche quando e come: con la Dress Code Reform a partire dal 1850 negli USA, ad opera di due femministe militanti: Elisabeth Miller e Amelia Bloomer. In Europa se ne occupò George Sand.

Varrebbe la  pena indugiare sulle figure di queste due attivissime signore, che anticiparono – per via politica – quanto avrebbero affermato Coco Chanel nella sartoria con più fortuna nel XX secolo: suoi sono i primi cappelli a cloche, nel 1911 come il cubismo. Sue le prime gonne corte, nel 1914 come le prime pagine dell’Ulisse di Joyce. E suoi i primi calzoni per donna che consolidarono la rivoluzione anticipata dalla riforma delle suffragette, nel 1916, l’anno della teoria della relatività. Rivoluzionaria, non c’è che dire.

Ma di quella che era una rivoluzione ora non si percepisce neanche il retrogusto.

Calzoni ovunque e comunque. A scuola, per la strada, nello sport… Le donne li trovano più comodi o più paritari. Per esempio il tailleur prevede l’abbinamento con i pantaloni oltre che con la gonna. E la gonna è riservata ad ambienti e occasioni formali, lavorative o di gala. Se si tratta di uomini, invece, per significare un orientamento sessuale diverso da quanto ci si aspetterebbe.

Tutti in calzoni. Uomini e donne. A meno che non ci sia qualche occasione “speciale”.

Semplice no?

Roberto Calogiuri

 

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