Cosmesi, feticismo e identità digitale (e un po’ di orrore) nelle maglie della rete.

metaUna volta la pubblicità aveva le sue regole. C’era un’etica o, per mal che andasse, un’etichetta che è pur sempre qualcosa che con l’etica ha a che vedere, seppure in chiave diminuita.

Ma saranno stati gli anni ’50 o ’60 del secolo scorso. Roba d’altri tempi. In effetti la parola marketing (dice il dotto dizionario De Mauro) risale al 1957.

rugheAllora, anche nel perseguire i propri obiettivi di marketing, le imprese si affidavano ad agenzie che operavano secondo criteri come il buon senso o buon gusto o senso del pudore o senso estetico o senso morale. Insomma: agivano con qualche con senso…

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e_piediCerte volte si rompevano gli schemi, ma volutamente. Anzi: più che romperli si aggiustavano, si variavano.

varici_ridLo si faceva per uscire dal consueto tran tran, ma lo si faceva a ragion veduta, con cognizione di causa, per suscitare una reazione in modo premeditato e, quindi, anche intelligente, controllato.

Insomma, qualche senso c’era. Nel senso di sensibilità…

b_panza_ritOra, invece, vige la deregulation, non intesa come legge economica ma come assenza di regole, di controlli o restrizioni sul versante del (senso del buon) gusto. Per cui il criterio  adottato è quello di colpire  l’attenzione, in qualunque modo si possa farlo. Senza pietà.

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La rete è piena di questi esempi. Non dappertutto, ma solo in una particolare categoria di pubblicazioni on line, quelle con un algoritmo che permette di immaginare a quale fascia d’età e a quale ceto sociale e culturale il navigatore appartenga. E, di conseguenza, a quali malanni possa essere esposto e quanta possibilità economica abbia per potersi difendere dagli acciacchi o dal pesso dell’età.

f_vermimani_ridE allora ecco la parata degli orrori.

Orrendi vermi che proliferano grazie a complotti alchemici, trippe, calvizie, rughe e mulze che compaiono e spariscono per miracolo, deformità degli arti, alluci valghi, vene varicose, malattie della pelle, operazioni estetiche andate a finire malissimo e altri simili piacevolezze.

a_orrori_plastica_ritLe frontiere della persuasione sono elastiche. Spesso si travestono da buoni consigli per non cadere nelle mani di pericolosi maneggioni. Ma alla fine, anche schifando si ottiene l’attenzione.

E poi si fa affidamento non solo e semplicemente sulla cosmesi, ma sulla cosmesi elevata al rango di scienza, ossia la cosmetologia che sarebbe cosmetica + farmacologia. I risultati non possono mancare.calvo

mulze_schienaNon che i rimedi escogitati  siano meglio dei mali. Hanno un certo che di raccapricciante, come si può notare qua sotto. Certamente sono  in tono con i morbi…

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Ma non basta. Può accadere che la cosmesi si coniughi con la farmacologia e si declini secondo gli antichi gusti del feticismo. Uno degli esempi potrebbe evocare addirittura le gioie del talamo!

Tutto può contribuire ad aumentare la percezione di quanto certi rimedi possano essere miracolosi.

Per esempio…

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Chissà perché, poi, il messaggio è rivolto al vasto ceto medio della Pubblica Amministrazione, quello che ha a che fare con il ministero dell’Economia e delle Finanze, e associato all’identità digitale…Come se si volesse entrare da una porta già aperta. Anzi: come se fosse più facile entrare da una porta aperta. La porta della frustrazione economica che ha bisogno di una gratificazione estetica per bilanciare la delusione e l’insoddisfazione del ceto impiegatizio.

Evidentemente il settore terziario – nella tattica persuasoria delle agenzie pubblicitarie – dev’essere considerato particolarmente sensibile a questo tipo di problematiche di natura medico-estetica. Dev’essere, come si dice, un ottimo target. Anche  nel caso in cui le problematiche (o è più attuale dire criticità?) riguardino le dimensioni.

Misteri (svelati) delle strategie della comunicazione commerciale.

 

 

don Rodrigo

Con i migliori saluti

dal Vs. aff.mo don Rodrigo

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