Matteo Renzi come Carlo Magno: tutto chiesa e scuola

Politici in chiesa. Anche in periodo elettorale. E tutti si indignano, s’infiammano, additano, condannano. Ma dove sarà lo scandalo?

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Devozione di Bassolino e Di Maio

Allora, tutti contro Di Maio: bufera mediatica e anatema sul chierichetto che bacia il sangue sciolto di San Gennaro (condito da notazioni rituali sul fenomeno della tissotropia…).

Però nessuno ricorda che sulla teca esibita dal cardinale Crescenzio Sepe hanno schioccato i loro baci anche Bassolino, Iervolino e De Magistris. Praticamente gli ultimi tre sindaci di Napoli.

Di Maio non è sindaco di Napoli ma premier in pectore. Già qui ci sarebbe da rilevare la ricorrente pietas dei politici italiani, almeno dal 1993.

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Renzi sul pulpito

Poi arriva Matteo Renzi che, nel suo tour in Freccia Bianca, fa una sosta a Paestum e spara un comizio dal pulpito della chiesa della Santissima Annunziata. All’insaputa, dicono, del parroco e della curia. In platea, cioè… sui banchi, De Luca padre e figlio.

Poi è la volta di Leoluca Orlando con Fabrizio Micari, candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Sicilia, che fanno i comizianti a messa finita, accanto al parroco, a Santa Maria Santissima delle Grazie, Palermo.

Un po’ più in là, a Catania, Nello Musumeci il candidato del centro destra alla poltrona della Sicilia, introducendo Berlusconi, afferma infervorato – da un palco, non da un pulpito – “Ce la faremo, Dio è dalla nostra parte”.

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Le quattro principali cariche dello stato

Nonostante si affacci il dubbio se Dio sia di destra o di sinistra, sono tutti a caccia di voti e consensi, è ovvio. Non è immaginabile nessun altro motivo per cui un politico entri in una chiesa e rivolga la parola ai fedeli  (presenti per tutt’altro motivo, in genere, che ascoltare un comizio) o si faccia cogliere assorto in preghiera in occasione di ricorrenze di grande richiamo.

Cambiano le figure ma la dinamica rimane la stessa. Politici in chiesa e (sotto elezioni) bufera mediatica.

Difficile dire quale caso abbia scatenato le reazioni più accese. Sembrava fosse Di Maio. Ma cosa ha commesso di tanto terribile che non sia già stato fatto da stimatissimi colleghi e che non sarebbe stato compiuto da altri?

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Renzi alla lavagna

Inutile sottolinearlo. Il più ardito è stato Matteo Renzi: è salito sul pulpito. Nessuno aveva osato tanto. Anche se, è vero, ci era andato vicino quando esordì con una lavagna professorale, gessetti e tono didattico.

Ma sul pulpito, ovvero il luogo della catechesi per eccellenza, da dove si tuona contro difetti e peccati, da dove si dirigono i pareri e leopinioni,  è un’altra cosa. Come Fra Cristoforo nell’incubo di don Rodrigo, per esempio. Si è eretto a predicatore, divulgatore, apostolo della sua rinnovata immagine sbiadita e consunta.

Quale luogo migliore, oltre la piazza, se non la chiesa (che viene dal tardo greco ekklesìa che è – appunto –  la riunione, assemblea) per comprovare la propria fede, per propagare le proprie idee, per rassicurare il proprio elettorato e farsi accettare da quel mondo che in chiesa ci va per attitudine religiosa.

Insomma, si usa la chiesa come facevano conti e baroni medievali, per ricevere il sigillo che avrebbe aperto le porte del favore popolare e papale. Ovvero secondo un  marketing plan.

Anche Carlo Magno dovette andare in una chiesa (San Pietro) e ricevere la corona da un prelato (papa Leone III). Lo fece per una giusta e buona causa: regnare, senza ostacoli e senza confini, anche sul mondo cristiano.

E insomma: che differenza c’è tra Matteo Renzi e Carlo Magno?

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Carlo Magno con spada e globo crucigero

Tutti e due hanno avuto bisogno della Chiesa per ottenere consenso, hanno dimostrato abilità diplomatica, volontà di potere e mania di grandezza, hanno messo gli amici nei nodi dell’amministrazione statale, hanno offerto privilegi in cambio di servizi e favori, hanno sventato congiure contro la  loro autorità, hanno avuto problemi con la circolazione della moneta e un rapporto difficile con la magistratura. Entrambi hanno auspicato una rinascita (Carlo, a dire il vero, anche la realizzò…)

E poi, altra somiglianza di non poco momento, tutti e due hanno inaugurato una epocale, memorabile, straordinaria riforma della scuola e dell’istruzione. Carlo con Alcuino di York, Matteo con Stefania Giannini. L’unica differenza è che ai tempi di Carlo Magno gli insegnanti erano considerati con rispetto. La preoccupazione più grande è che Carlo Magno non ebbe eredi degni di lui. Altro esempio di come la storia possa non essere una buona maestra.

Però, chissà che scorno quando nel 2016 il premio Carlo Magno è stato assegnato a papa Francesco…

Saluti medievali dal Vs. aff.mo

don Rodrigo

don Rodrigo
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