Radici e frontiere del cazzeggio. Una proposta

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Il dott. Srini Pillay

La neuropsichiatria – attraverso lo studio del dott. Srini Pillay – dice che il cazzeggio fa bene. Magari non occorreva scomodare la scienza. Bastava la storia della filosofia o della letteratura, chessò… Diogene, Petrarca per esempio…

Su cazzeggio e cazzeggiare la Crusca tace. Brutto segno. Potrebbe essere per indiscutibili quanto impronunciabili etimologie e assonanze. Invece, quanto alla connotazione, Umberto Eco è più accondiscendente: diceva che il termine è affettuoso e indulgente.

Wikipedia che non ha scrupoli cruscanti, non ci pianta in asso: “cazzeggio è un sostantivo derivato dal verbo cazzeggiare, cioè perdere tempo, dedicandosi ad attività inutili, o a discorsi su cose senza fondamento o futili oppure inconcludenti e superficiali.”

Ma basta con gli approfondimenti. Finiremmo sappiamo dove.

Tralasciando le interessanti relazioni che il cazzeggio potrebbe avere con la serendipità, non si può fare altrettanto riguardo la parentela che il cazzeggio intrattiene con l’otium dei latini (che svilupperemo, cazzeggio permettendo): non fosse altro perché – dice ancora Wikipedia – In genere vengono identificati come cazzeggio i periodi di ozio della vita di tutti i giorni, in particolare dei giovani. Il neretto è mio.

 Il dato rilevante è che – dando per vere le rapide osservazioni fin qui fatte – il cazzeggio come l’otium, ha presentato una doppia faccia, ha suscitato disapprovazioni e panegirici, è stato visto come fecondo e come sterile, e così ha attraversato il tempo.

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Catone il Censore

Non poteva essere diversamente. Prova ne sia che la moderna scienza sostiene il contrario delle aspre condanne di Solone – per i greci dell’antichità – e di Catone il Censore – per i latini – quando diceva che l’otium (opposto al negotium) è il padre dei vizi. Così, almeno, dice l’aneddotica.

Ma non fu così per tutti: Cicerone considera l’otium come un privilegio dell’uomo libero, che costui usa per coltivare le arti e il pensiero filosofico, veri strumenti di impegno civile e politico.

Quindi, dando per buona l’equazione otium/cazzeggio, si può concludere che l’uno e l’altro – tanto per Cicerone che per Srini Pillay (il neuropsichiatra de quo) – contengono qualcosa di positivo.

Per la precisione della scienza, il cazzeggio scioglie le capacità cognitive del cazzeggiatore, ne esercita la memoria, favorisce le sue soluzioni innovative e libera la creatività. Nel senso che il distratto o il disattento rinforza, con questa pratica, le proprie abilità intellettive.

Aggiungerei che approfondisce la sua visione del mondo e può fare del bene agli altri oltre che – forse – a sé.

Per gli scettici, ecco una citazione dal libro del dottor Pillay dove si afferma che “la disattenzione limita l’attività dell’amigdala e genera un senso di calma. Inoltre stimola la corteccia frontopolare e pertanto la creatività. Incrementa l’attività dell’insula anteriore e rafforza la percezione di sé. Riduce l’impatto del precuneo, ovvero l’ego osservante che ci causa imbarazzo e disagio.” Catone sarebbe impallidito.

Connaturato al funzionamento del cervello, il cazzeggio abbatte le barriere temporali e culturali e approda nel ‘900.

È ai primi del ‘900 che il cazzeggio ha una geniale formulazione, e una nobilitazione culturale, ovviamente attraverso un personaggio letterario (L’elogio dell’ozio di Bertrand Russel, infatti, è di circa cinque anni posteriore a questo personaggio letterario).

Per iniziare: “Egli stava ritto dietro ai vetri di una finestra e attraverso il filtro verde-chiaro del giardino guardava la strada nerastra; e da dieci minuti contava, orologio alla mano, le automobili, le carrozze, i tram e le facce dei passanti dilavate dalla lontananza che mulinavano indaffarati entro la sua rete visiva” – Il momento della perdita di tempo con attività futili. Senso di calma.

Dopo essersi dedicato per un poco ai suoi calcoli mentali, intascò l’orologio ridendo e decise che era un’occupazione assurda” – Momento della coscienza della mancanza di senso. Rafforzata percezione di sé.

Se si potessero misurare i balzi dell’attenzione, il lavoro dei muscoli oculari, i moti pendolari dell’anima e tutti gli sforzi ai quali un individuo che cammina per la strada deve sottoporsi per non essere travolto, si otterrebbe probabilmente – questo egli aveva pensato, e aveva tentato per gioco di calcolare l’incalcolabile – una quantità in confronto alla quale la forza impiegata da Atlante per sostenere il  mondo è poca cosa, e si potrebbe giudicare  l’immane fatica compiuta oggigiorno anche da un uomo che non fa nulla” – Momento della creatività su dettagli apparentemente banali.

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Robert Musil

E quindi l’illuminazione che ha segnato un epoca: “Infatti l’uomo senza qualità apparteneva per il momento a tale categoria”. Momento dell’assenza di imbarazzo e disagio. Nascita del cazzeggiatore intelligente, cinico, graffiante, alla ricerca del senso della vita, della critica spietata del mondo intero e dei suoi personaggi, della riflessione orizzontale, del senso della possibilità. E di tutto quello che ne è derivato.

Robert Musil, per i più distratti.

don Rodrigo Dal sempre Vs. aff.mo don Rodrigo

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