Scrive male chi è libero?

La rete! È tutta colpa della rete e dei social media, o media sociali… Sempre che i termini siano ancora comprensibili, benché tradotti in italiano latineggiante.

Esiste l’imbecillità e la stupidità degli italiani, questo si sa. Ma esiste anche la condizione che favorisce e moltiplica questa evidenza. Quasi la incoraggia. Ma siamo sempre là: il web (la rete) e i social media (i media sociali).

Prima che tutti avessero accesso all’eccesso massmediatico, questa incidenza non si notava tanto.  Non simanifestava troppo, non dava neanche tanto fastidio perché non c’era l’esercito di scrittori e scribacchini, giornalisti e giornalai, blogger e fashion blogger, postatori, twittatori, tumblrari. Ognuno si lavava i panni sporchi in casa. Al massimo all’osteria.

tela-ragnoMa ora…tutti invischiati nella tela del ragno!

Se non fosse plutocratico, antidemocratico e anti molte altre cose, si dovrebbe mettere una tassa, anche minima, su ogni intervento in qualsivoglia forum pubblico. Anche pochi centesimi. Vorrei vedere quanta gente insisterebbe a invadere lo spazio virtuale di sbrosce insensate e infinite. Ci sarebbe la stessa differenza che c’è tra giocare a carte senza soldi o puntando qualche liretta.  Si starebbe più attenti a quanto si spende. (Però finirebbero per scrivere solo i ricchi, e questo non va bene…)

Invece è tutto gratis. E di quello che è gratuito si tende a fare un uso smodato.

È perciò viene fuori che non si è mai scritto tanto e tanto male come ai giorni nostri. Un po’ per ignoranza, un po’ per maggiore visibilità rispetto al passato.

Già… Il passato. Come la scuola, la grammatica, la retorica, la sintassi. Trapassato (nel senso di morto), verrebbe da dire, se non fosse che le spoglie della defunta lingua italiana sono state rianimate dal recente attacco epistolare dei 600 dotti italici, quelli che dagli atenei se la sono presa – ma guarda un po’ – con la scuola.

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FitzRoy Somerset, I barone Raglan

600 come – mi vengono in mente – i prodi di Balaklava, più famosi per la presenza di Lord Raglan (quello delle maniche) e di Lord Cardigan (quello dei bottoni sul davanti) che per la bontà, il vigore e l’efficacia della loro tattica.

Un tanto per dire che: a parte quanto si possa affermare a proposito o a sproposito del fenomeno di analfabetismo funzionale o di ritorno (e Limonate se ne è tristemente/allegramente occupato), a prescindere dalla responsabilità, alcune considerazioni devono essere fatte.

Oltre a fatto che l’inglesismo imperante allontana dall’uso proprio della lingua italiana; oltre al fatto che dispositivi elettronici, cellulari e relativi correttori inducano a una grammatica sempre meno sorvegliata; oltre al fatto che le grandi corporazioni informatiche degradano l’uso degli strumenti scolastici, c’è dell’altro.

Tutto tende a dimostrare che il deterioramento della lingua italiana sembra irreversibile. Perché le istituzioni non fanno più presa sulla popolazione. Se la scuola, per esempio, funzionasse, oppure l’Accademia della Crusca avesse un carattere normativo; oppure se ci fossero ancora a scrivere sui quotidiani, come una volta, i cosiddetti linguaioli come Leo Pestelli, Luciano Satta o Tullio De Mauro, vorrebbe dire che si riconoscerebbe ancora una forma di autorevolezza in materia, una regola cui fare riferimento.

Ma l’autorità (in materia) non esiste più. La regola men che meno.

italiano1Al contrario. Il purismo, in Italia, è quasi sinonimo di fascismo. Il fascismo è un reato. Ergo, il purismo è quasi un reato.

Oltre al reato, c’è il rischio di esporsi al ridicolo: chi direbbe straccali al posto di bretelle, taverna potoria al posto di bar, buon governo invece di polizia o sommommolo per uppercut? E solo per evitare forestierismi?

Ci fu un tempo in cui anche la Crusca fu chiusa (dal granduca di Toscana, Pietro Leopoldo d’Asburgo-Lorena) e riaperta (per decreto di Napoleone) per fare da modello della lingua.

Ma è un modello che ha perso autorevolezza, interpellato più per i dubbi sul come si dice e come si scrive o, tuttalpiù, chiamata a decidere se “petaloso” sia un neologismo degno oppure no. E infatti è tutta una questione di modelli. Solo una questione di modelli, che poi sono quegli esempi che forniscono un’identità, a un gruppo o a un popolo.

paolina_borghese_canovaIn età napoleonica, l’identità nazionale italiana si esprimeva attraverso il tentativo di definire un modello linguistico perfetto nel purismo. Il purismo rivendicava la purezza originaria del toscano del Trecento, si inseriva nell’estetica e nella poetica neoclassica e nella cultura greca e aveva come modello di perfezione – soprattutto – la scultura di Antonio Canova.

Erano tempi in cui essere puristi (come Basilio Puoti) significava essere nazionalisti. Ed essere nazionalisti significava essere liberali. L’italianismo linguistico andava a braccetto con la coscienza civile e libertaria (come in Pietro Giordani).

Adesso non è più così. Essere puristi, si diceva, significa essere fascisti, reazionari, passatisti e pedanti. Di modelli da seguire non ce ne sono. Anzi: modelli e paradigmi sono considerati gabbie che privano della libertà e creatività. E quindi ognuno si inventa la lingua che può come può.

Il web fa il resto.

don Rodrigo E molti web saluti dal Vs aff.mo

don Rodrigo

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