Sesso e scuola. Perchè l’istruzione italiana non funziona

sesso1Nella selva di bufale, fake e notizie selvagge c’è di tutto. Specie sotto Natale. Ogni Natale, però, si diffondono i soliti servizi sulla pratica del sesso nei luoghi di lavoro. È una tradizione, quasi come il panettone. Eros e Natale. Suona strano, ma è così.

In questo settore gli inglesi sembrano essere gli specialisti (e non intendo di panettone…), forse perché nel Natale c’è voglia di natività, o perché l’imminente svolta dell’anno genera inquietudini ancestrali da fine del mondo o, al contrario, ansie gioiose di rinnovamento.

Ma una volta che risulti evidente il fermento erotico che anima aziende, uffici e amministrazioni nel Regno Unito, (con relativi consigli su strategie seduttive, e con chi, e dove, e come sia meglio, se sulla scrivania o sotto, se nel ripostiglio delle scope o nell’ufficio del capo), l’aspetto sociologicamente e antropologicamente più interessante è quali siano i settori più esposti e più inclini all’attività sessuale extraconiugale. Al di là e oltre il Natale.

Anche in Italia sembra esserci molto interesse. Intendo tanto per lo studio del fenomeno quanto per la pratica. Ovvero: se ne parla molto e, ovviamente, ci sono sondaggi che generano classifiche. Le classifiche, si sa, possono essere quasi più interessanti e stuzzicanti del sesso medesimo. Non parliamo, poi, dei raffronti tra annate diverse.

Paragonando i settori lavorativi considerati, salta all’occhio una differenza.

Inghilterra fine 2016 (campione di 2.000 lavoratori): settori dove è più probabile avere incontri promiscui:

  1. Tecnologia dell’informazione: 76%
  2. Professioni legali:74%,
  3. Risorse umane a pari merito con il settore trasporti e logistica: 72%
  4. Finanza: 71%
  5. Media e marketing: 68%.
  6. Settore ospedaliero: 52%
  7. Settore scolastico: 45%

Questo nel Regno Unito secondo i rilevamenti di Ann Summers, rivenditore di lingerie e oggettistica erotica (!).

Invece, in Italia, a occuparsi di sondaggi del genere è un sito di incontri per persone sposate o impegnate (Victoria Milan). Interessante la classifica e la variazione dei profili professionali nonostante la mancanza delle percentuali.

1. Finanza (broker, banchieri, analisti del mercato)
2. Aviazione (piloti e assistenti di volo)
3. Personale sanitario (medici, infermieri e assistenti medici
4. Business (manager e amministratori)
5. Sport (personal trainer, atleti)
6. Arte e spettacolo (musicisti, modelli attori e fotografi)
7. Lavoratori notturni (dj, ballerini, camerieri)
8. Comunicazione (pr e giornalisti)
9. Legge (avvocati, segretarie, giudici e magistrati)

Per il lettore distratto (semmai ci fosse) è d’uopo richiamare l’attenzione su due particolari: 1) l’ultimo posto, nella classifica inglese, del settore scolastico. 2) La totale assenza del medesimo settore nella classifica italiana. In entrambe in casi si tratta di un pessimo segno!sesso3

In primo luogo perché tutti i sondaggi tengono a precisare che una dose adeguata di sesso sul luogo di lavoro presenta costi (trascurabili) e benefici indubbi. I costi sono facilmente immaginabili. Ma i benefici sembrano essere di gran lunga superiori e riguardano la maggiore produttività delle persone – diciamo così – coinvolte.

Il dato più clamoroso è che, contrariamente all’Inghilterra, in Italia il sesso sul luogo di lavoro giova alla produttività (stando a un rilevamento del 2015 condotto dall’Associazione Donne e qualità della vita su 2.500 persone di 50 aziende in 20 principali città italiane): il 77 % assicura di aver raddoppiato i propri ritmi, il 62% si è identificato maggiormente con gli interessi dell’azienda e il 56 % si dice motivato maggiormente nel proprio lavoro da una relazione in ufficio.

Ecco risolto il dilemma della professione insegnante, da tutti considerata un lavoro dequalificato e dequalificante, e della presunta scarsa produttività del sistema scolastico italiano. Gli insegnanti in Inghilterra sono quelli che fanno meno sesso sul posto di lavoro. In Italia non sono nemmeno sopra la soglia della considerazione statistica. La conseguenza più determinante e dannosa è che gli insegnanti non possono trovarsi nella condizione di aumentare produttività e motivazione.sesso4

Res ipsa loquitur. La cosa parla da sola. Ma se non parlasse abbastanza, sarà il caso di indagarne le cause.

In Italia, il settore scolastico e la figura dell’insegnante sono in grande crisi di efficacia ed efficienza e in deficit di stima (come e anche più che nei paesi depressi).

Se così non fosse, non si tenterebbe di riformare il settore con cadenza così frequente dall’unificazione del Regno d’Italia fino a Berlinguer, Moratti, Fioroni, Gelmini, Profumo, Giannini, Fedeli.

Nonostante tutti i tentativi di riforma, il sistema educativo italiano è al 34° posto sui 35 paesi che hanno partecipato ai test Pisa-Invalsi nel 2015.

Praticamente un disastro. A scuola si produce poco e il motivo è lampante: non si tratta di trasformare o riformare il settore. O di inventarsi lambiccati meccanismi premiali. Il problema è che si fa poco sesso tra colleghi. I sondaggi parlano chiaro!

Rimane da scoprire il perché. La lista delle ipotesi è aperta in attesa di un sondaggio specifico. Se ne può tentare un abbozzo, così a naso…

Nel settore scolastico non si produce in modo soddisfacente perché:

  • a Natale le scuole sono chiuse.
  • Ci sono poche occasioni di stare insieme, nonostante la collettività.
  • La legge 107/2015, detta La Buona Scuola, ha causato frustrazione e quindi caduta della libido.
  • Stesso effetto dovuto a scarso/nullo riconoscimento sociale ed economico della professione.
  • Stesso effetto dovuto ad assenza di progressione di carriera e insufficiente mordente di ambizione.
  • Gli edifici scolastici non offrono angoli confortevoli.
  • Frequentare giovanissimi e giovani sopisce la passionalità.

E, come si diceva, la lista è aperta…

Buon lavoro da

Roberto Calogiuri

@robcalogiuri

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