Sgarbi (Elisabetta) e Pirandello. Amore non corrisposto

È fresca di giornata la notizia che Elisabetta Sgarbi è stata premiata per una sua opera multimediale su Trieste.

elisabetta-sgarbi-ritE quando sento parlare di Elisabetta Sgarbi, oltre a venirmi in mente suo fratello Vittorio con annessi e connessi, associo il suo nome alla direzione editoriale della gloriosa casa editrice Bompiani.

Poi ci sono altre cosette come la fondazione di un’altra casa editrice, una quindicina tra film e documentari e il fatto di essere citata, in alcune pieghe della rete, assieme a Umberto Eco, Tahar Ben Jelloun, Furio Colombo e altri bei nomi altisonanti come Giovanni Testori e Sebastiano Vassalli.

Recentemente, Elisabetta Sgarbi è stata insignita del Premio storico-letterario Emilio e Janja conti Auersperg. Il premio le è appena stato consegnato oggi, mercoledì 16 novembre, alle 18.30, a Palazzo Spinola di Milano. Domani l’annuncio sarà dato anche a Trieste, perché il premio è stato ottenuto proprio grazie a Trieste, un’opera mista: libro + CD con interviste e film girati nel capoluogo giuliano.

Eppure, ogni volta che sento il nome di Elisabetta Sgarbi non posso non ripensare a un trafiletto apparso alcuni anni or sono sul Sole 24 ore, assieme a interventi di altri esponenti della cultura ufficiale, per azzardare qualche previsione sul futuro del libro cartaceo in epoca digitale.

Me lo ricordo bene perché, in un doppio paginone rosa, spiccava il suo intervento breve e veloce. Un’ottantina di parole, tre capoversi, due domande retoriche e – soprattutto – due svarioni da far rabbrividire non dico un cruscante, ma qualunque cultore medio di letteratura italiana.

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Diavolo di Cartesio

Il secondo strafalcione (si veda l’intervento integrale nella foto più sotto), pretende di fare del Diavoletto di Cartesio il simbolo dell’astuzia impertinente e irriverente: “Un diavoletto di cartesiana memoria mi fa pensare, in nome di un malizioso sentimento…”.

Invece è (ben?) noto che si tratta di un esperimento di fisica che dimostra il funzionamento della legge di Pascal e della legge di Archimede. Niente di mefistofelico, di diabolicamente sfrontato, dunque, nella misurazione della pressione dei liquidi. Niente di perverso nel Diaoletto di Cartesio

Il secondo, invece, è molto più doloroso. Si conceda che non tutti possano sapere del “diavoletto di cartesiana memoria” (anche se si dovrebbe sempre informarsi su ciò di cui si parla).

Ma quando si parla del sentimento del contrario, ci si aspetta che questo concetto – almeno per chi abbia studiato un minimo di letteratura italiana o la eserciti – sia accostato come ogni manuale di liceo riporta diligentemente: ossia a Luigi Pirandello e al suo saggio “L’umorismo”. E non, come dice disgraziatamente la Nostra, a Flaubert!

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Il vero teorico del “sentimento del contrario”

Sono tentata di lasciarmi andare al flaubertiano “sentimento del contrario” dice…

Una volta ho sentito riprendere molto severamente uno studente che aveva definito Pascoli un “poeta maledetto” (e ci sarebbe almeno da discutere…). Ma a nessun redattore è venuto in mente di verificare se quanto detto da E. Sgarbi fosse addirittura molto più deplorevole.

Invece niente. Nessuna censura. Nessuna critica. Nessuna deprecazione. Forse qualcuno se n’è accorto e ha fatto finta di niente. O forse è perché, in quella occasione, nessuno si è interessato a quanto Elisabetta Sgarbi diceva, evidentemente, senza pensarci troppo sopra.

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Infatti, nientedimeno che Claudio Magris ha descritto l’anno scorso Elisabetta Sgarbi come «coraggiosa, lucidissima, implacabile e temeraria ammiraglia di una grande e avventurosa flotta editoriale, una capitana che ogni giorno maneggia, incontra, accetta, respinge, corregge, crea libri e autori.”.

Si vede che coraggio, lucidità, implacabilità, temerità e un sacco di altre doti direttive e manageriali non hanno a che vedere con la precisione su diavoli e contrari.

Sarà poca cosa. Una svista, un abbaglio può capitare. Due abbagli in due righe, evidentemente, anche. Uno sproposito di fisica e uno di letteratura per una regista, scrittrice e direttrice editoriale altresì. Se fosse accaduto al liceo, l’avrebbero fatta nera.

Ma tanto, in fin dei conti, come risulta evidente, la vita reale funziona secondo altre regole. E le vie dello star system culturale sono indecifrabili.

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