Silenzio, parla Agnese

agnese landiniNon ho motivi particolari per dichiararmi fan di Agnese Landini, una donna che immagino molto lontana per gusti, scelte di vita e appartenenza ideologica. La passione per l’opera ed il collettivismo ipereuforico degli scout; l’esibita fedeltà monogamica ad un uomo che l’ha conquistata via cavo e cioè con lo stesso cavallo di Troia con cui avrebbe messo nel sacco milioni di italiani per fini non riproduttivi (i biografi raccontano che lei cedette alla corte del futuro premier allorché lui scelse la “A” di “Agnese” nel quiz televisivo “La ruota della Fortuna“: roba da far precipitare i picchi di estrogeni, progesterone e testosterone a qualsiasi erede della rivoluzione sessuale); il cattolicesimo militante, la dedizione al jogging, la laurea in lettere moderne, il fatto di essere toscana (nella mia esperienza mi è capitato di avere a che fare con molte donne toscane insopportabilmente aggressive: magari è un caso, ma tant’è) e per giunta collega di lettere e latino (mea culpa) me la rendono, nel complesso, potenzialmente antipatica.

Ma che dire? Pur essendo sempre stata allergica tanto al polemismo femminista quanto ai picchi diabetici della solidarietà femminile, quando vedo che una mia consimile se la passa male per gli effetti di un matrimonio porta-sfiga sento che qualcosa fa breccia nella scorzaccia del mio corazón di zittella di ritorno. E prego, forse per puro riflesso narcisistico, che qualcuno abbia pietà della povera Crista di turno, ben esperta del fatto che quando il catenaccio delle convenzioni sociali o di un’inesistente autonomia economica stritolano il tuo libero arbitrio (Agnese, come tutti sanno, è madre precaria di figli tre), tutte le mogli sono in predicato di diventare tristi replicanti di don Abbondio: in certi matrimoni, una il coraggio non se lo può dare.

agnese-landini-in-costumeNel caso della moglie di uno degli uomini più detestati d’Italia (in ossimorico sprezzo al 36% concesso dai sondaggi al partito di cui è segretario), trovare qualcuno che manifesti ad Agnese una solidarietà che sia anche decorosa non è affatto facile. Tempo fa ci ha provato, con l’immediatezza del linguaggio fotografico, il settimanale popolar-gossipparo Oggi, pubblicando in temeraria solitudine delle belle immagini di Lady Renzie, bikinata e apprezzabilmente tonica nel reparto. G.A.G. – una vera sfida alle più cadenti forme della pur più giovane e nullipara Maria Elena Boschi, ritratta a Forte dei Marmi nella medesima tenuta ma non nella medesima forma fisica dalla testata competitrice Chi.

Ma chi ebbe la pazienza di leggere anche il panegirico ai bordi del photo-trittico dedicato alla First Lady semi-desnuda, vi colse gli echi adulatori di una retorica pretesca, pronta a svilire il meritato trionfo di un sano culto di sé nella machiavellica architettura di una sensualità mariana: “Il bikini di Agnese Renzi è davvero formidabile. Dopo tre figli, la first lady ha un fisico da ventenne. Non perde mai il sorriso, soprattutto con i figli Francesco, Emanuele ed Ester.” Quel genere di commenti che ti fanno pensare che con una donna del genere ce l’abbiano proprio tutti, compresa la redazione di Oggi al completo.

E’ finita, da tempo, la fortuna della nobiltà ovvero dei privilegi ottenuti in esclusiva virtù di legami parentali. Si sa perciò che chi conquista una posizione di prestigio senza dar prova qualità che non siano inquadrabili nei parametri della meritrocrazia – vera o fittizia che sia – è destinato ad essere oggetto di immensa invidia e di inestiguibil odio, al netto di qualsiasi forma di pietà o di amore che possono arrivare solo da chi ha deciso di tenerselo/a al fianco. Non dev’essere una condizione piacevole, detto fra noi. Eppure a qualcuno tocca.

E così, nonostante i reiterati sforzi per sottrarsi alla mondanità – sforzi convalidati da un numero onestamente omeopatico di interviste e dichiarazioni concesse all’informazione varia – la povera Agnese non ha avuto, fino ad oggi, molta pace nei media. Prova ne sia l’altissimo numero di primi piani circolanti in Rete che la ritraggono visibilmente affaticata e notevolmente più provata rispetto al più anziano e imbolsito consorte, come se alla benestante Agnese fosse ignota l’esistenza dei trattamenti anti-age. A questo proposito, merita esaminare la foto utilizzata dalla versione on line de Il Giornale a tacito commento di una notizia recente: l’attacco subito da Agnese da parte colleghi Cobas in un’assemblea sindacale tenutasi nella sua scuola, dove la sventurata avrebbe avuto l’improntitudine di difendere il DDL sulla Buona Scuola fortissimamente sostenuto dal consorte premier. “La figuraccia della first lady: ecco cosa è successo all’incontro dei Cobas” titola lo stupefacente post della pagina Facebook della codinissima testata di Alessandro Sallusti, per una volta apparentemente solidale con le posizioni politiche dei Comitati sindacali di Base, pur di dar contro all’ennesimo avatar della baba-yaga – la miracolata dall’ambigua fortuna di esser moglie di un uomo potente.

Pare che l’Agnese sia andata alla guerra contro l’intero collegio dei suoi colleghi di un liceo di Pontassieve: prima, crumirizzando in totale solitudine nella battaglia sindacale del 5 maggio scorso (Sciopero del personale scolastico indetto da ben sei sigle sindacali, le statistiche più malevole parlano di un 70% di adesioni), poi chiedendo la parola in un’assemblea sindacale per difendere il Disegno maritale. La notizia, riportata dal quotidiano La Repubblica, è stata immediatamente ripresa da tutte le principali agenzie on line.

Possiamo esser ragionevolmente avversi all’ipotesi del Dirigente Scolastico primus inter pares, infausta definizione riciclata dall’ufficio stampa renziano nell’enciclica inviata pochi giorni fa agli insegnanti della scuola pubblica a firma del Premier; possiamo essere irritati per la fine dell’illusione di riconquistare, a crisi rimediata, gli scatti di anzianità attraverso il sotterfugio dei miserabili riconoscimenti triennali al merito professionale; possiamo essere indignati per l’ennesima beffa all’indirizzo dei docenti precari, senza il lavoro dei quali gran parte delle scuole italiane sarebbe nell’impossibilità di assicurare lo svolgimento regolare delle lezioni. Ma prendiamocela con chi di dovere, e solo con lui e i suoi reggicoda – moltissimi dei quali sono stati spediti in Parlamento dai nostri voti o dalla nostra negligenza elettorale.

E non prendiamocela con Agnese, povera donna. Povera donna che, come ha mal detto una sua collega inferocita “parla così perché tanto lei alla fine del mese uno stipendio in casa ce l’ha”. Sarà anche vero, ma a che prezzo. Ci sono certi matrimoni in cui una il coraggio non se lo può dare: e questo molti insegnanti, che nella stragrande maggioranza sono donne, lo dovrebbero ben sapere.

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