La terra, Greta, il capitalismo e i giovani d’oggi

il baciamano

Sul finire dello scorso febbraio, Jean-Claude Junker, (da junk?)  presidente della Commissione Europea, tributa un baciamano a Greta Thunberg. Sembra un gesto di elegante rispetto e deferenza – più faceto che serio, a guardare le foto e i risolini di contorno – nei confronti della minuta ambientalista vegana la quale articola la sua battaglia anche sulla convinzione (condivisa da chi scrive) che una fonte di inquinamento ancora più dannosa degli idrocarburi sia il metano prodotto dagli allevamenti intensivi.

Nemmeno due mesi dopo quel baciamano, la Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo – contro il parere della Commissione Ambiente – mantiene il finanziamento a favore, esattamente, di quanto avversato e denunciato da Greta, ovvero gli allevamenti intensivi. Non solo: non si cura nemmeno di limitare numero e densità degli animali e, di conseguenza, tralascia di arginare la produzione di liquami e di metano nocivi all’ambiente.

Trump ignora bellamente Greta

Grande scorno per Greenpeace e illuminante parabola di come il Potere – sicuro di sé e della propria forza – consideri il suo piccolo avversario. Forse anche Greta Thunberg ha percepito quanto poco sia temuta da chi detiene l’egemonia politica quando questa vada a braccetto con la supremazia economica. Lo si capisce dalla smorfia che ha riservato a Trump mentre costui la ignorava, passando oltre con ostentazione, al Summit sul Cambiamento Climatico, a New York.

Il filmato è già divenuto virale e la gif è candidata a essere la migliore dell’anno, secondo i canoni che hanno consacrato Greta alla fama di mito ecologista (quasi) mondiale.

Assieme a una tra le più rapide assunzioni nell’empireo della fama, in tutto questo vi è qualcosa di molto triste e sconfortante, e fa il paio con l’assenza al summit in questione, oltre che di Trump (il demolitore dei provvedimenti salvaclima di Obama), anche del presidente del Brasile Jair Bolsonaro (l’inceneritore dell’Amazzonia) e di Xi Jinping, il presidente della Cina (campionessa di inquinamento ambientale).

Quanto di avvilente e frustrante vi è in tutto ciò, riguarda la considerazione che alcuni potenti hanno – o fingono di avere – per Greta Thunberg e quanto, viceversa, l’autentico potere, quello economico, quello delle multinazionali del petrolio, della carne e delle comunicazioni, possa baciare la mano a Greta, quando va bene, oppure caracollarle davanti fingendo di non vederla,o ignorare gli inviti ad ascoltare i suoi accorati appelli.

Nonostante tutto, e nonostante le letture che si possono dare di questi episodi, i venerdì sono diventati appuntamenti di protesta contro le cause dell’inquinamento e gli effetti sul cambiamento climatico, ma Greta divide l’opinione pubblica anziché unirla.

Gli studenti di tutto il mondo sono stati risvegliati, dopo anni di torpore, da queste scosse. Per molto tempo hanno permesso che sulle loro teste si consumassero le politiche che – oltre a distruggere il pianeta – influenzeranno profondamente – queste sì! – il loro futuro, e hanno inghiottito rospi come  l’alternanza scuola lavoro e la sostituzione della conoscenza con le competenze. Sono le leggi che hanno assuefatto i futuri lavoratori al controllo costante mediante il registro elettronico. Che hanno scardinato gli assi della cultura con la gamificazione e i test invalsi e hanno deteriorato le condizioni lavorative, la sanità e la previdenza sociale in nome dell’austerity. In breve, le politiche che hanno peggiorato le condizioni delle loro vite di quando saranno adulti, e di quelle di chi tenta di entrare nel mondo del lavoro o vi entra in condizioni quasi schiavili, per esempio nei call center.

Global Strike for Climate (Roma…)

Ma ora, riscaldati e sferzati dai discorsi, dalle grida e dalle lacrime della giovane attivista svedese, si radunano e manifestano nei venerdì per il futuro, le allegre e festose riunioni secondo il canone gretiano inaugurato dalla prima astensione di Greta dalle lezioni. Meglio tardi che mai.

La circolare Fioramonti (Cliccare per ingrandire 🙂 )

Raduni che vengono definiti sciopero e che in Italia hanno la benedizione del nuovo ministro dell’Istruzione, prof. Fioramonti, che ha diramato una circolare in cui si invitano dirigenti scolastici e scuole, pur nella loro autonomia, a giustificare l’assenza dello sciopero di venerdì 27 settembre “stante il valore civico che la partecipazione riveste”: evidentemente, per il MIUR la piazza insegna almeno, se non di più, quanto la classe.

Giustificare scolasticamente uno sciopero è già una contraddizione, a volere entrare nel merito. È noto che quando un lavoratore sciopera, rinuncia a una parte del suo stipendio. Ma ciò che sembra più incongruente in questo sussulto di movimento studentesco globale, è il fatto che la protesta e le sue ragioni rischiano di perdere forza, di rimbalzare sulla superficie di una realtà che è difficile attingere nella sostanza. Vale a dire che le proteste contro i governi accusati di infrangere sogni, di scippare le nuove generazioni del diritto a una felice infanzia e a una vita sana, condotte in questo modo spontaneo ed emotivo, potrebbero perdere di vista quale sia il nemico reale.

La storia moderna ha insegnato che il vero motore del mercato, dell’industria e di tutte le loro degenerazioni, nel senso più lato del termine, è il guadagno ovvero il profitto che è determinato non dal benessere dell’uomo ma dallo sfruttamento dell’uomo.

La pericolosa flessione del Pil dal dopoguerra

Alcuni chiamano questo sistema capitalismo e ha radici antiche, diramate fino ai giorni nostri e, dal dopoguerra a oggi, ha prodotto la concorrenza spietata tra Europa e Stati Uniti ( in cui è intervenuta la Cina), ha fissato le linee dell’economia planetaria e sono queste che decidono le profonde e autentiche politiche dei governi mondiali e, ineluttabilmente, un disinvolto e sfrontato disprezzo per l’uomo e per l’ambiente in cui vive, allo scopo di mantenere se stesso vivo e in buona salute. Il nemico che al momento appare invincibile è il rapporto tra Pil interno e Pil mondiale. Come forse è noto, l’andamento del Pil pro capite e quello dell’anidride carbonica hanno avuto in Italia, per più 50 anni, un grafico sovrapponibile. Arricchimento e inquinamento da CO2 sono andati di pari passo fino a tempi recentissimi da noi, e lo fanno tuttora in Cina e Usa.

Aumento del Pil (in verde) e CO2 (in viola)

Ecco perché Donald Trump si permette di ostentare tronfia indifferenza per Greta Thunberg e Junker si può permettere svenevolezze come un baciamano. Perché essi sanno molto bene che non sarà una ragazza svedese a far deflettere l’economia mondiale con tutta la sua produzione di metano, di anidride carbonica e di plastica, né il movimento che sta catalizzando.

C’è il rischio che a cambiare questo stato di cose, strutturato secondo le inesorabili regole del mercato globale, non sarà un movimento che si regge su discorsi accorati, commoventi e pieni di giovanile ira, istintivi, innocenti e per questo indifferenziati e generici, facilmente condivisibili perché superficiali e che, in sostanza, non dicono nulla, in cui c’è molto cuore ma poca profondità ideologica e politica. Ma si sa: Greta ha solo sedici anni.

Leo all’Onu che presenta “Punto di non ritorno” nel 2016

Perciò il movimento creato attorno a lei, per quanto sia una conseguenza naturale dei tempi in cui viviamo, si presta tanto a critiche quanto a lodi. Si dice che è stata capace di coinvolgere e sensibilizzare le masse di giovani, cosa che non è riuscita a Paul McCartney col suo vegetarianismo, Leonardo Di Caprio e Martin Scorsese con il loro Before The Flood o a Kip Andersen con Cowspiracy o ad Al Gore con Una scomoda verità o a Papa Francesco con la sua seconda enciclica Laudato si’. Oppure, la più sconosciuta di tutti, Severn Suzuki, meglio nota come La bambina che zittì il mondo per 6 minuti, nel 1992, al summit di Rio.

Resta da vedere cosa riusciranno a fare questi giovani, se saranno in grado di vincere le forze economiche che prosperano proprio grazie ai loro (e nostri) consumi, se saranno capaci di rinunciare a quel benessere che alimenta le industrie che vogliono combattere, se impareranno a opporsi alle mode, alle convenzioni e al conformismo imposti dai mercati e dal condizionamento pubblicitario. Riuscirebbero a fare fallire un McDonald’s?

Sta di fatto che Greta ormai è nell’occhio del ciclone e il dubbio è se e quanto resisterà, e se le sue parole e i suoi gesti saranno coerenti.

Greta in barca

Impossibile passare oltre alla sua traversata oceanica, di impatto ambientale nullo ma di sicuro effetto allegorico oltre che commerciale: la barca a vela che ha ospitato Greta nel suo viaggio a New York, infatti, è costata 4 milioni di euro ed è frutto di quel progresso che la sua passeggera condanna senza appello come fonte dei nostri mali presenti. Inoltre prevede due voli e cinque biglietti aerei per l’equipaggio. Sette con Casiraghi e il regista cineoperatore dell’impresa.

È noto che il viaggio su un’imbarcazione di tale pregio è stato sponsorizzato dall’erede al trono del Principato di Monaco imparentato, per matrimonio, con facoltose e nobili casate italiane tra cui i Borromeo (quelli di manzoniana memoria). Inoltre l’impresa è stata ideata e organizzata nei minimi dettagli da un raffinato esperto di marketing che ha fatto girare un documentario da un regista, anch’egli imbarcato, e che molto probabilmente sarà venduto, come è stato fatto con i libri scritti dai genitori di Greta, in molti dei 125 stati in cui si è tenuto il terzo Global Strike For Future. Niente male come aggancio pubblicitario commerciale.

La locandina della compagnia di elicotteri privati dell’inquinatore Casiraghi

Oltre a ogni facile ironia o (pre)giudizio, peraltro già abbondantemente scagliati, rimane il messaggio che portare a termine una buona e onesta impresa è impossibile senza l’aiuto di un Product Manager efficace ed efficiente, e di un abbiente aristocratico europeo con molto tempo libero e con le risorse da proprietario di compagnia aerea (la Monacair) peraltro inquinante. La morale non è esattamente anticonformista, libera e originale come ci si aspetterebbe. La coerenza è una strada difficile da percorrere.

E qui non c’è tenera età che tenga.

Roberto Calogiuri

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