Tiberio Sempronio Cracco: Masterchef della Plebe o Tribuno dei fornelli?

Tiberio Cracco (ovvero lo chef della plebe)

Tiberio Cracco (ovvero lo chef della plebe)

E adesso chi lo spiega – ai ragazzi che studiano storia nei licei- che Tiberio Gracco e Carlo Cracco non sono la stessa persona? Che un tribuno della plebe è diverso da un cuoco (anche se ha il sonoro titolo di masterchef)? Che il prodotto del primo sciopero della plebe romana non ha niente a che vedere con un prodotto per il popolo della TV?

Si rischia il caos delle idee! Si rischia il disordine dei piani socio-politici! Ma chi era questo Tiberio Cracco?

È solo un refuso, si può obiettare. Eppure viene da chiedersi cosa sia passato per la testa di quel correttore di bozze, quali condizionamenti involontari abbiano ingannato i suoi occhi vigili. E cosa possa propagarsi dalla sua testa a quella dei lettori-studenti che già vivono una dimensione confusa e caotica.

Perchè Tiberio fu il garante dei diritti del popolo, l’espressione della democrazia repubblicana, il difensore dei diseredati, dei poveri e dei reietti. Quello che voleva restituire la terra ai contadini. E per questo ucciso a bastonate e gettato nel Tevere benchè la sua persona fosse sacra e inviolabile.

Carlo, invece,  è il dittatore di Hell’s Kitchen Italia, ovvero  il tirannico chef che anima l’unico reality show dove i concorrenti non sono giudicati da un democratico televoto o da un’alzata di palette di una giuria allargata ed equieterogenea. Ma sono selezionati dal despota  assoluto della gastronomia nostrana, padrone unico dei destini degli aspiranti cuochi che elargisce premi  e gratifiche ai meritevoli e insulta e dileggia chi rimane fuori con rimproveri e umiliazioni da caserma.

Così, a occhio, non sembra che i due abbiano granché in comune, tranne il fatto di comparire – accidentalmente sovrapposti – in un libro di testo liceale di storia antica. Oltre al fatto, però, di suscitare un’ ultima, cruciale considerazione.

Dopo duemilacentocinquant’anni di storia, a partire dagli esordi della repubblica romana e dalle conquiste democratiche del popolo, vediamo una serie di uomini e donne di varia età (ma ultimamente anche molti ragazzi in età scolare) che ingoiano – con una faccia tra l’attonito e l’inespressivo quando non tra copiose lacrime – insulti e offese sputati loro addosso con una veemenza teatrale che poi non è altro che la caricatura dell’aggressivo sergente dei marines dei film americani. (E infatti il nostro Carlo è l’alter ego di Gordon Ramsey…).

Sembra una sessione propedeutica ad inghiottire qualunque rospo la vita ci pari davanti.

E allora: a cosa è servito Tiberio Sempronio Gracco? E a cosa serve Carlo Cracco?

E poi dicono che la storia è maestra di vita…

Roberto Calogiuri

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