Tutti pornografi e videodipendenti. Dopo il virus…

La generosa offerta

Uno dei principali problemi introdotti dal coronavirus (a parte mantenersi in vita senza nuocere agli altri) è come occupare il tempo libero entro le mura domestiche dopo i decreti restrittivi, i droni e la geolocalizzazione voluti dal principio di necessità. La vita si fa dura, sempre che non ci si trovi nel numero dei fortunati che hanno la seconda casa o un giardino, balconi o terrazze.

Ovunque si sprecano consigli su come impiegare il tempo libero e scavalcare frizioni e attriti dovuti alla convivenza continuata e forzata, familiare o condominiale. Non si contano, sui social, vignette e cortometraggi – anche di dubbio gusto – sulla coppia che scoppia (di noia). Il tempo libero è diventato un problema che bricolage, cucina e pulizie domestiche non riescono a tamponare facilmente. Figuriamoci il lavoro agile e la didattica a distanza: sono una forma di dovere e, perciò, poco gratificante e rilassante.

Ma quanto il fenomeno possa rivelarsi redditizio, non sfugge alle aziende e alle multinazionali che – per vocazione – tentano – e spesso riescono – di cavare oro anche dalla più drammatica delle circostanze.

E infatti, pronta e puntuale, l’offerta di tour virtuali di musei e gallerie d’arte, di cineteche, di libri scaricabili on line, di abbonamenti gratuiti ai canali sportivi. E fin qui tutto bene. Ma la generosità delle aziende specializzate in comunicazione a distanza non si ferma qui: sono stati resi disponibili e gratuiti i video giochi finora a pagamento.

Dice uno sviluppatore di giochi: “Ho fatto questo spreadsheet per dare un po’ di chiavi gratis in giro, per le persone chiuse in casa per il coronavirus e che magari non hanno soldi per comprarli.”

Solo per le zone rosse

Lodevole e democratico intento, quello di correre in aiuto di chi non ha i mezzi per pagarsi il video gioco. Occasione afferrata anche da un’altra branca della comunicazione a distanza: gli amministratori di alcuni siti pornografici hanno abbattuto il paywall (la barriera per il pagamento del servizio) per gli annoiati meno abbienti sì, ma solo quelli della zona rossa. E qui ci sarebbe da ridire sul privilegio.

L’enorme pubblico che in questi giorni tenta di vincere la noia si divide tra chi naviga in mari calmi e chi in acque agitate. Chissà in che proporzione…

In ogni caso, il contagio rappresenta la chiave universale per introdursi nelle case di chi è costretto alla reclusione: non solo con la didattica a distanza, ma anche per mezzo di un video gioco o di qualche sequenza hard.

Sottile messaggio politico…

Chi si propone questo obiettivo sa bene quanto riportano le statistiche: l’aumento della produttività ha incrementato la quantità del tempo libero ma non la sua qualità. In Italia, dove i livelli di istruzione sono rimasti bassissimi, il maggiore tempo libero è  impiegato non per aumentare il livello culturale o la qualità intellettuale della vita ma è usato per ampliare il ventaglio dei consumi: invece di riempire il tempo libero con lettura o arte, si tenta di dargli senso con una serie di prodotti che costano. Ma quei prodotti ora sono offerti a titolo gratuito, il che ricorda la formula pubblicitaria del freemium: ho un prodotto digitale gratuito ma se voglio le funzionalità aggiuntive devo pagare.

Ottima strategia di marketing. Rimane da vedere, come saremo ridotti quando il contagio finirà. Il virus sarà esaurito ma sarà estesa la dipendenza da videogame, il gaming patologico, che l’OMS – lo stesso ente che vigila sul Covid-19 –  ha classificato come gaming disorder.

Lo Zion Market Research ha previsto che il mercato dei videogiochi sulla rete crescerà del 27% entro il 2026 raggiungendo un fatturato di 7 miliardi di dollari. E questo prima che il corona virus creasse nuovi potenziali clienti con il pretesto di venire in aiuto al popolo degli annoiati.

Rivoluzione digitale significa anche questo. L’impero di GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft) è pronto ad allungare i tentacoli su chi non sappia dare valore al proprio tempo libero con gli strumenti della cultura. E si serve del virus.

Roberto Calogiuri

Condividi questa pagina se ti è piaciuta
Questa voce è stata pubblicata in Assodate, Castagnate, news, novità e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.